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IN PIAZZA A UDINE
25 novembre 2006
Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, si svolgono ovunque iniziative di mobilitazione e
denuncia. In tutti i Paesi del mondo, e anche in Italia, crescono infatti nei confronti delle donne discriminazioni e molestie
sul lavoro, e si moltiplicano omicidi, stupri, intimidazioni, dentro e fuori le mura domestiche.
La violenza è sofferenza e umiliazione.
E' la prima causa di morte fra le donne nel mondo.
E' compiuta da singoli uomini, le cui individuali responsabilità vanno accertate, perseguite e condannate. Ma è
soprattutto lo specchio delle relazioni di potere tra i sessi, la negazione della libertà femminile, della
possibilità di esprimere la propria volontà autonoma e i propri orientamenti sessuali.
La violazione del corpo delle donne si connette alle origini della storia, è tutt'uno con la nascita della nostra
civiltà e di tutte le civiltà, perciò combattere la violenza significa intervenire sulla cultura che la
produce, iscritta nelle istituzioni, nella morale, nelle religioni, nelle tradizioni, nelle usanze familiari e comunitarie, ma
anche soprattutto nelle strutture mentali sedimentate dal millenario dominio patriarcale.
Le donne non vogliono essere vittime per sempre.
Ma sono ancora e soltanto loro a farsi carico di questo tema, mentre è chiaro che la violenza sta dentro il rapporto
tra gli uomini e le donne, tanto nella loro relazione intima quanto sulla scena pubblica e richiede la parola di entrambi.
La parola pubblica che noi sollecitiamo non è quella che si spende con facilità nelle emergenze estive,
sbandierate dai media, ma deve essere iscritta nell'agenda istituzionale con la centralità che la questione della
violenza ha nella vita delle persone.
Il nostro paese è oggi abitato da uomini e donne che arrivano da culture e tradizioni diverse. Riteniamo che una
convivenza fondata sui principi costituzionali, sulla libertà femminile e sull'inviolabilità dei nostri corpi
possa essere costruita solo insieme alle donne straniere che nel nostro paese devono essere padrone di se stesse, dunque in
condizione di esercitare i diritti di cittadinanza. In questo percorso ci saranno à e contraddizioni, ma noi non vogliamo
che la categoria dello scontro di civiltà venga adoperata per nascondere il nodo conflittuale del rapporto tra i sessi che
attraversa invece tutte le culture.
Come donne assumiamo pienamente la responsabilità delle nostre parole e dei nostri percorsi
Ma chiediamo alle istituzioni di dare luogo e voce, nello spazio pubblico, ad azioni di cambiamento, e di assumere con forza,
come significativo e ineludibile, il tema della violenza.
Come segno tangibile di questo cambiamento chiediamo:
- Un osservatorio nazionale per il monitoraggio sulla violenza di genere che, oltre a fornire dati quantitativi, sia un
luogo delle donne, delle competenze delle donne, delle associazioni delle donne italiane e straniere, aperto a tutte le
interlocuzioni, ma con questa fisionomia, per evitare che nasca invece come luogo di rappresentanza delle comunità
nazionali o religiose o come incontro tra esperti fintamente neutrali.
- Il riconoscimento e il sostegno per quei luoghi, quei saperi e quelle pratiche che le donne hanno, in tutti questi anni,
costruito, elaborato e agito nello spazio pubblico di questo paese.
- Il sostegno, a livello regionale e locale, ai consultori e ai centri antiviolenza, luoghi di informazione, consulenza,
supporto ai diritti alla salute e alla tutela giuridica delle donne.
Donne della città di Udine riunite in assemblea
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Basta violenza contro tutte le donne - manifestiamo tutt* il 25 Novembre
BASTA. Chi è davvero contro la violenza alle donne, agisca concretamente per impedirla.
25 novembre 2006
Basta violenza contro tutte le donne
Stupri, percosse, umiliazioni, scambi, minacce, sfruttamento fisico, sessuale, riproduttivo.
La società è assuefatta alla violenza maschile contro le donne, ne scopre la portata solo quando le donne stesse
non la tollerano più e la denunciano. Le destre vorrebbero attribuire agli immigrati la causa della violenza contro le
donne, ma sappiamo che nella stragrande maggioranza dei casi l'aggressore non è uno "straniero" per la vittima, ma una
persona ben conosciuta, che può essere il marito o convivente, un parente, un amico, il fidanzato, un conoscente.
La prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne europee, tra i 16 e i 40, è la violenza.
Le donne che scelgono altre donne come relazioni primarie sono oggetto di scherno e di odio, come tutte le donne che scelgono di vivere in modo autonomo. L’amore tra donne a lungo ha cercato nel silenzio un riparo dalle aggressioni. Il silenzio è uno strumento di autodifesa spesso usato dalle donne, ma ha nascosto tante violenze e non è più accettabile oggi.
La repressione fisica e psicologica ai danni delle lesbiche avviene nella vita quotidiana, nelle famiglie, nei luoghi di
lavoro e di studio, e solo nei casi eclatanti giunge alla cronaca, come quello di Paola di Viareggio, che questa estate ha
subito uno stupro punitivo da due giovani italiani. A questo episodio sono seguiti i commenti patriarcali di sempre sullo
stupro: che la "violenza è figlia della trasgressione", cioé che è colpa delle vittime. Oggi a Brescia si
manifesta in solidarietà con Doriana e con la sua compagna che, dopo aver subito atti vandalici nel loro appartamento
agiti come stupro simbolico (urina e sperma sul letto, furto di biancheria intima, ingiurie scritte sui muri), sono minacciate
in modo persecutorio da qualcuno che continua a lasciare svastiche sulla loro auto e segni di sfregio.
BASTA. Chi è davvero contro la violenza alle donne, agisca concretamente per impedirla.
Nel nostro paese, oltre agli stupratori, ancora c'è chi usa il lesbismo come offesa per screditare le donne: Rosy
Bindi, delegittimata nel suo ruolo istituzionale dall'avversario politico Saia (AN) per il suo supposto orientamento
omosessuale, è un caso recente. In Italia a tutt'oggi non ci sono donne affermate nelle professioni, nella
società civile, nel mondo dello spettacolo, né altrove, che abbiano dichiarato la loro omosessualità,
questo è il segno che una minaccia forte pesa ancora su di noi.
Il fatto che l'amore tra donne non sia protetto dal rispetto sociale espone le donne omosessuali a un rischio aggiuntivo di
violenza e sopraffazione, per questo vogliamo una cultura del rispetto della libertà femminile e al governo chiediamo
che metta in campo azioni positive esplicite sul versante della sessualità e dell'affettività tra donne.
Nella contemporaneità, la conquista femminile della libertà di disporre di s$eacute;, della titolarità
del corpo e del desiderio, ha preso tutte le forme dell'autodeterminazione e ha portato a un senso femminile forte del diritto
a non essere violate. Non lasceremo fare.
www.arcilesbica.it
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