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Domenica 25 settembre 2005 L'ultima scusa. "Il matrimonio è culturale, non appartiene al dettato di nessuna legge naturale e neppure divina" di CARMEN MONTON - EL MUNDO |
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Il matrimonio è una istituzione umana che si è evoluta con la stessa Umanità lungo il corso della Storia. Il matrimonio è culturale, non appartiene al dettato di nessuna legge naturale e neppure divina. Sarà quello che la società decide, e il 30 giugno, attraverso i suoi rappresentanti in Parlamento, ha deciso di estendere il diritto al matrimonio alle persone dello stesso sesso.
E' stata una riforma tecnicamente semplice, sebbene di importanza rilevante dal punto di vista sociale, della libertà e dell’uguaglianza. Di base, è stata la riforma di un unico articolo, il 44 [ndr. del Codice civile], concernente il matrimonio.
Tuttavia, il Partito Popolare cerca di complicarla e si nasconde dietro falsi tecnicismi giuridici che hanno poco a che fare con il diritto e la Costituzione e molto con una concezione restrittiva della società e con l’imposizione della propria morale. Il ricorso di incostituzionalità è l’ultima scusa.
Hanno provato a dividere la società, e la unica cosa che hanno conseguito è stato dividere il proprio partito. Provano a guardare al futuro, però sono schiavi del loro passato più rancido.
Perché sono contrari al fatto che tutti siamo uguali? Perché sono contrari ai diritti di altri cittadini? Essere eterosessuali non è un merito. Perché per il Partito Popolare è una remora essere omosessuale?
La riforma del Codice civile per rendere possibile il matrimonio tra persone dello stesso sesso è perfettamente costituzionale. L'articolo 32 della Costituzione riconosce il diritto a contrarre matrimonio a tutti senza distinzione. Si limita a dire che «l'uomo e la donna hanno diritto a contrarre matrimonio in piena uguaglianza giuridica. La legge regola le forme di matrimonio, lìetà e la capacità per contrarlo, i diritti e i doveri dei coniugi, le cause di separazione e dissoluzione e i loro effetti».
Lungo la storia si sono imposte varie forme di discriminazione al momento di contrarre il matrimonio che oggi riconosciamo come assolutamente odiose, come fu la proibizione dei matrimoni interrazziali. La discriminazione a causa dell'orientamento sessuale neppure è ammissibile, in considerazione della logica imposta dai Diritti Fondamentali che garantiscono uno statuto di uguale dignità e rispetto per tutti e ciascuno dei cittadini. Il legislatore deve essere coerente con tale mandato costituzionale, non può creare cittadini di prima e di seconda classe. Tutte le unione affettive e con volontà di assumere diritti e doveri reciproci meritano lo stesso rispetto. E ciò si manifesta anche, e soprattutto, chiamandole con lo stesso nome. Non c'è motivo di dare nomi distinti a cose uguali.
In ossequio alla Costituzione, il trattamento discriminatorio vietato sempre si produrrà se si escluda un determinato gruppo da un rapporto giuridico concreto del quale la Costituzione ha voluto renderlo parte, perché quando la Costituzione vuole tale esclusione lo dice in forma espressa. Come, per esempio, gli stranieri che non possono essere titolari dei diritti riconosciuti nell'articolo 23, comma 1, che permette di essere liberamente eletti nelle elezioni, salvo che nel suffragio attivo e passivo nelle amministrative locali, perché la Costituzione lo proibisce nell'articolo 13.
Le esclusioni devono essere espresse per conciliarsi con il valore superiore del nostro ordinamento giuridico che è l'uguaglianza, secondo l'articolo 1, comma 1 della Costituzione. Posto che nell'articolo 32 non si incontra un concetto costituzionale chiuso di matrimonio, che impedisca la estensione di questa istituzione alle unioni tra persone dello stesso sesso, questo ci obbliga a dare una lettura di detta istituzione, che potenzi e massimizzi il suo contenuto, adattandolo a quello che la società in ogni momento, in funzione della realtà e della proprie necessità democratiche, e legittimamente, decida nell’ottica dell’uguaglianza.
Perché quando si vuole che solo alcuni e non tutti i cittadini godano di vantaggi che siano speciali o esclusivi, come il diritto al matrimonio, questo finisce di essere un diritto e si chiama privilegio.
Gli unici parametri costituzionalmente validi per interpretare che cosa sia il matrimonio per la Costituzione sono i suoi principi di libertà, uguaglianza, giustizia e pluralismo politico.
Carmen Montón è deputada del PSOE di Valencia ed è stata relatrice della Legge sul matrimonio omosessuale.
(da www.gaynews.it)
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