Lunedì 27 febbraio 2006

ANCHE LE UNIONI GAY HANNO DIRITTO DI ESISTERE

In questi giorni la Chiesa cattolica dà il via a un seminario dell'Università lateranense: "La questione omosessuale: psicologia, diritto e verità dell'amore. Fermare la cultura gay".

Pubblicato su Il Messaggero Veneto del 27/02/2006

 

La gerarchia ecclesiastica è preoccupata dalla tendenza generale dei Parlamenti europei a riconoscere i diritti anti-discriminazione verso le persone e le coppie omosessuali. Il mondo non è più quello di una volta. Un tempo le persone dovevano soccombere alla violenza e allo sfruttamento dei poteri temporali e trovavano rifugio alle loro sofferenze nelle religioni. Ora che i poteri temporali tendono a dare dignità alle persone, la gerarchia della principale nostra religione si sente contrariata e minacciata. Ci dicono quanto è preoccupante l'idea che poiché gli omosessuali sono membri a pieno titolo della comunità, pagano le tasse e sottostanno ai doveri civici della cittadinanza, chiedano di ricevere gli stessi benefici. La gerarchia ecclesiastica non prova alcuna remora, come proverebbe un qualsiasi buon cristiano, a usare uno slogan bugiardo e violento: "Le unioni gay sono il disfacimento della famiglia". Come facciamo noi gay a disfare la famiglia? Chiedendo di poterne fare una nostra? Un tempo ci davano dei "viziosi" perché amavamo di nascosto, ora che chiediamo di poter amare alla luce del sole con diritti e doveri, ci dicono che vogliamo disfare la famiglia. Ma chi la tocca la famiglia eterosessuale? Quella c'è e rimane. Il riconoscimento delle unioni gay non toglie niente a nessuno. Non abbiamo diritto al riconoscimento della nostra unione perché la nostra sessualità non comporta fare figli e per la Chiesa cattolica l'atto sessuale ha senso solo se rivolto a tale scopo. Quindi si può dedurre che la maggior parte delle persone stia fuori delle leggi divine, poiché spesso fanno l'amore perché si amano. Ma i rappresentanti ecclesiastici ci tengono a precisare che bisogna tenere conto delle singole persone omosessuali e averne affetto. Accompagnarli nel loro dolore. Addirittura qualcuno potrebbe guarire dall'omosessualità che non è una malattia. Ci chiediamo: come fa uno a guarire se non è malato? Il pericolo, invece, si dice, viene dal movimento gay. Sì, perché il movimento gay aiuta le persone omosessuali a darsi legittimità, non le fa sentire in colpa e non cerca di offendere la loro dignità umana. E i nostri politici? Mentre tutti gli altri paesi europei (a eccezione di Grecia e Irlanda) hanno aderito alla risoluzione di Strasburgo che "invita gli Stati membri a intraprendere qualunque altra azione essi ritengano opportuna per lottare contro l'omofobia e la discriminazione basata sull'orientamento sessuale, nonché per applicare il principio di parità quale parte integrante delle rispettive società e dei rispettivi ordinamenti giuridici", loro no, non ci pensano proprio. Durante la campagna elettorale dicono che intendono sostenere la famiglia. E i loro governi lo fanno così di cuore che, mentre nei paesi del Nord europeo, dove tra l'altro le leggi sulle unioni civili ci sono già da anni, una coppia può permettersi di avere e mantenere molto spesso tre figli (d'estate provate a contarli mentre ci sono accanto nelle nostre spiagge), in Italia per una famiglia è un'impresa economica, seguita da un "camel trophy", riuscire ad averne uno o due. Coraggio bella Italia!

 

Eva Dose, presidentessa Arcilesbica Udine.

 

 

 

 

 

 

 

 

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