Mercoledì 29 marzo 2006

SONO UNA SUORA OMOSESSUALE. L'AMORE E' UNA FORMA DI CARITA'

Le amicizie in un ambiente chiuso specie se esclusivamente femminile sono molto intense e i limiti tra amicizia e amore

da "1,2,3... liberi tutti de l'Unità" di Delia Vaccarello

 

"Sono una suora, amo un'altra suora, sono felice di essere ricambiata". La lettera che leggete è arrivata a Liberi tutti dopo molta attesa. Desideravo da tempo che con semplicità una donna religiosa, che ha preso i voti, scrivesse a tutti noi. La nostra lettrice, che non si firma spiegandocene le ragioni, testimonia per sé e per le donne che amano le donne che "riconoscere il diritto di esistere e di amare a persone dello stesso sesso è una forma alta di carità e non una turpe aberrazione". La lettera è giunta in tempo, nel corso di una campagna elettorale in cui il giudizio pesante del Vaticano espresso nei confronti delle unioni civili tra etero e tra gay si è fatto sentire non poco. Noi qui desideriamo mettere in luce due realtà. La prima: quando non si vogliono riconoscere la forza dei sentimenti e il diritto pieno a viverli di qualsiasi persona, omosessuali compresi, si procurano molte ferite. La seconda: non ci sono morali in grado di uccidere la bellezza dell'amore. Contrastato, fiorisce ovunque, anche nei conventi. E non smette mai il suo abito di purezza. "Non voglio fare del male alla Chiesa, non voglio non parlare anche dei miei errori di giudizio e di superficialità. Mentre scrivo queste righe so che peso hanno e che valore hanno per me e per gli altri. Sono una suora, una religiosa lo sono perché con tanto entusiasmo e voglia di amore senza limiti ho deciso di donare la mia vita agli altri a tutti gli altri. In appoggio alla mia scelta seppur molto precoce ho trovato un ambiente entusiasta che non si è chiesto molto quali erano le mie motivazioni. L'iter formativo è stato arricchente sia dal punto di vista spirituale che della conoscenza di me stessa. Mi sono accorta subito però che provavo dell'attrazione per una persona più grande di me, un'altra suora. Le amicizie in un ambiente chiuso specie se esclusivamente femminile sono molto intense e i limiti tra amicizia e amore, se non si vigila, possono essere molto sfumati. Molte di noi le vivevano con innocenza e inconsapevolezza confessando la gelosia e la tendenza al possesso, ma ignorando completamente il vero significato di ciò che questi due sentimenti segnalano. Io seppur giovane non mi sono mai fatta sconti e invece chiamavo questo sentimento con il suo nome: amore. Che gioia scoprire di essere ricambiata, che forte quel sentimento, che intensi gli sguardi quando gli altri non guardano. Ma che dolore non poterlo vivere e che dolore far restare questo sentimento nel ristretto alveo di un'amicizia che in altri tempi avrebbero designato con l'aggettivo "particolare". Sono lesbica? Mi trovo solo in una situazione "innaturale" come dicono in molti? Non lo so! So solo che forse davvero i confini tra eterosessualità e omosessualità non sono così netti. Che forse la continenza non è solo appannaggio degli eterosessuali. Che forse il riconoscere il diritto di esistere e di amare a persone dello stesso sesso è una forma alta di carità e non una turpe aberrazione. Mi dispiace di non avere il coraggio e la coerenza di firmare questa lettera. Forse questo è un peccato più grave di quello di provare un sentimento inespresso per un'altra donna. Ho scritto questa lettera all'anti-vigilia della festa delle donne. Questa ricorrenza non l'ho mai festeggiata, ma vorrei dire alle donne che leggono questo scritto un po' codardo che se provano amore per un'altra persona e non lo hanno ancora detto, di qualsiasi sesso essa sia, si facciano un regalo e parlino. Non ci si deve negare la gioia grande di un amore!".

 

 

(da L'Unità del 29/03/2006)

 

 

 

 

 

 

 

 

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