Giovedì 3 Agosto 2006

AIDS, IN CRESCITA I SIEROPOSITIVI IN FRIULI - TRA LE ALTRE MALATTIE SESSUALI AVANZA LA SIFILIDE

 

L'aumento nella fascia tra i 35 e 39 anni in entrambi i sessi. Ecco i dati della Direzione sanità regionale Non se ne parla quasi più. La malattia sembra essere scomparsa delle cronache locali, eppure anche a Udine ci si continua ad ammalare. Una vittima su due è destinato a non saperlo per lunghi anni, restando un pericolosissimo fattore di contagio nella popolazione. In proporzione i pazienti friulani con la diagnosi di sieropositività vicina alla diagnosi di Aids sono aumentati dal 1996 al 2005. La proporzione di persone che scoprono di essere sieropositive alla diagnosi di Aids è più elevata tra quelli infettatisi attraverso rapporti sessuali e negli stranieri. La diminuzione dei casi di Aids verificatisi negli ultimi anni non è attribuibile a una riduzione delle nuove infezioni da Hiv, ma soprattutto all'effetto delle terapie antiretrovirali combinate, secondo quanto precisano gli epidemiologi del Reparto di epidemiologia del Coa (Centro operativo Aids che fa capo all'Istituto superiore di Sanità e tiene monitorato l'evolversi della malattia) in relazione all'andamento della malattia nel nostro territorio.

 

SCURE-AIDS. Il quadro locale mostra un incremento della quota degli ammalati. Stando alla rilevazione del Coa, nel range 35-39 anni si rileva, nell'età mediana alla diagnosi dei casi di Aids, un aumento nel tempo, sia tra i maschi, sia tra le femmine. Infatti, se nel 1985 la mediana era di 29 anni per i maschi e di 24 per le femmine, nel 2006 le mediane sono salite rispettivamente a 41 e a 38 anni. Dal 1985 al 2005 i casi totali di Hiv segnalati nel panorama regionale ammontano a 463 (fra residenti e non residenti), dei quali 330 da riferirsi soltanto ai residenti; mentre dal '96 al 2005 - secondo il monitoraggio della Direzione regionale alla Sanità - si contano 183 casi, la maggioranza dei quali concentrata nella fascia d'età 30-39 anni seguita da quella 40-49; mentre sono 84 casi di Aids se si considera il periodo dal 2000 al 2005.

 

PREVENZIONE. Ecco la lista dell'incidenza, con Udine che mostra un tasso dello 0,6%. Uno sguardo alle collocazioni dei casi Aids, dall'inizio dell'epidemia, distinti statisticamente per provincia di segnalazione e di residenza e per tasso d'incidenza per provincia di residenza: a Gorizia (secondo l'aggiornamento Coa) troviamo 21 casi alla voce segnalazione, 36 a quella residenza, con tasso dello 0,7; a Pordenone, rispettivamente, 339, 173 e un tasso dell'1,7; a Trieste, rispettivamente, 164 segnalazioni e 88 segnalazioni su persone residenti, con un tasso dello 0,8; infine Udine: 79 per provincia di segnalazione, 145 per provincia di residenza, con un tasso dello 0,6%. Intanto, dalla Direzione regionale della Sanità, Giulio Rocco, che si occupa anche dell'aggiornamento delle patologie, dichiara: "Le misure di prevenzione e di educazione rappresentano il terreno su cui concentrare gli sforzi contro questa malattia".

RISCHIO. Per quanto riguarda i fattori di rischio per i casi di Aids esaminati nel nostro territorio dal '96 al 2005, al primo posto troviamo la categoria degli eterosessuali (33%), seguita da quella dei tossicodipendenti  (31%) e distaccata di ben dieci punti quella degli omosessuali (23%). Il test resta, purtroppo, una chimera. Pochi si sottopongono a controlli e soltanto due omosessuali su tre, con comportamenti a rischio, effettuano l'esame Hiv. Dai risultati emerge anche una porzione non irrilevante, pari al 10%, riferibile alla categoria sconosciuta/non rilevata che contempla anche il bisex, il mondo della prostituzione e via dicendo. INCIDENZE. Secondo l'elaborazione firmata Coa, il tasso d'incidenza di Aids per regione di residenza (ogni 100 mila abitanti) era di 1,9 in Friuli Venezia Giulia, un dato quest'ultimo relativo ai casi notificati fra luglio 2004 e giugno 2005, mentre è di 0,9 per i casi notificati fra gennaio e dicembre 2005. Analizzando i risultati del Centro Aids, si scopre che il tasso annuale d'incidenza (per 100 mila abitanti) delle nuove diagnosi di infezioni da Hiv segnalate nel 2004 è del 4,9%. Sulla distribuzione annuale dei casi prevalenti di Aids, si osserva che nel 2001 se ne annoveravano 163, nel 2002 il numero saliva a 176, nel 2003 a 190, nel 2004 a 207 e nel 2005 a quota 211.

Irene Giurovich.

 

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I pazienti sieropositivi friulani sperimentano oggi, rispetto agli anni Ottanta, un periodo asintomatico e di benessere molto più prolungato e una migliore qualità di vita. Ecco perchè risulta fondamentale, accanto alla sorveglianza dei casi di Aids, un'analisi dei nuovi infetti, strada obbligata per stimare la diffusione dell'Hiv. Il nostro territorio rientra fra le otto realtà scelte come sistema di sorveglianza che monitora il fenomeno e invia i dati al Coa che li elabora. Se il numero delle nuove diagnosi ha visto un picco di segnalazioni nel 1989, si è poi assistito a una diminuzione a partire dal 1990, e a una stabilizzazione dopo il '99. La proporzione di donne infette è andata crescendo progressivamente negli anni: il rapporto fra maschi e femmine che si attestava al 3,4 nel 1985, adesso è di 2,2. "Similmente a quanto riportato tra i casi di Aids - rendono noto gli epidemiologi del Coa - anche tra le nuove diagnosi di infezione da Hiv si constata un rilevante decremento temporale della quota di tossicodipendenti, che è passata dal 63% nel 1985 all'attuale 11%", mentre la trasmissione per via sessuale (eterosessuale innanzitutto, e una quota anche afferente all'omosessualità) è aumentata dal 7% di vent'anni fa a quasi il 60% di oggi. Il quadro immunologico e virologico al momento della diagnosi di Aids in pazienti che si sono sottoposti a cicli di trattamenti antiretrovirali, fanno sapere dal Coa, è di gran lunga migliore rispetto a quanti non hanno effettuato alcuna terapia. E anche il quadro delle patologie di esordio clinico risulta differente fra trattati e non trattati: si evidenzia per i trattati una notevole diminuzione, proporzionalmente, dei casi di toxoplasmosi a fronte di una percentuale più elevata di candidosi, linfomi, polmoniti ricorrenti e carcinoma cervicale invasivo. La nostra Regione si piazza molto bene nella statistica dei casi di Aids nella popolazione pediatrica (pazienti con età alla diagnosi inferiore ai 13 anni): dal '94 ad oggi si sono registrati appena 2 episodi (l'ultimo risale al '96) rispetto ai 746 (1,3% del totale) annoverati su scala nazionale. La mancanza di prevenzione e gli atteggiamenti a rischio stanno producendo anche da noi la crescita di altre malattie sessualmente trasmissibili, sifilide in testa. Quasi raddoppiati i casi negli ultimi due anni, con un trend esponenziale che preoccupa i sanitari. Undici episodi nel 2002, 17 nel 2003, 20 nel 2004, 35 nel 2005, con un'incidenza che ha raggiunto il 3%, contro l'1,7 di due anni fa. Leggera la flessione per l'epatite B (17 casi nel 2003, 18 nel 2004, 12 nel 2005), con un'incidenza che è passata dall'1,5 all'1%. Infine, sul versante della blenorragia, si rileva quasi un dimezzamento dei casi fra il 2004 e il 2005 (da 21 a 11), con un'incidenza calata dall'1,7 allo 0,9%.

 

(da Il Gazzettino (Udine) del 30/07/2006)

 

 

 

 

 

 

 

 

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