Domenica 29 ottobre 2006

La corsa a "sbattezzarsi" dei gay friulani

Sempre più numerosi gli omosessuali che scelgono di cancellare il legame con la Chiesa cattolica

 

Prima o poi ci si scontra sempre. Con quel precetto del testo sacro che condanna l'omosessualità. Molti "diversi" friulani, uomini e donne, hanno gettato via il credo cattolico, abbracciando altre professioni di fede, ateismo e agnosticismo in testa, seguiti dalla calma buddista e dalle nuove chiese (da quella evangelica a quella valdese) che non discriminano la sessualità omo&lesbo. Il risultato emerge da una nostra ricerca condotta nell'universo gay di Udine e Pordenone. Molti, soprattutto dopo l'elezione al soglio pontificio di Ratzinger, hanno optato per la pratica dello "sbattezzo". Fuori dal recinto cattolico. Sradicati i confini. Soprattutto, sono rimasti senza appoggio e senza ascolti nelle sfere ecclesiastiche friulane e pordenonesi. E le cancellazioni dalle liste dei battesimi continuano.

 

CATTOLICI SOFFERENTI - «Ero cattolico, ma la religione mi ha fatto vivere male l'adolescenza, creando e inculcando in me un concetto di peccato che è stato fonte di un percorso di tormenti interiori», rivela Dino da Udine. Certo, la consapevolezza dell'omosessualità ha messo in crisi il credo della nascita, sebbene «nel mio percorso di vita abbia maturato la mia posizione di ateo con una riflessione che va ben oltre la mia sessualità: la mia omosessualità - spiega Giacomo Depereu di Spilimbergo - ha certo sviluppato in me un forte senso critico nei confronti della Chiesa Cattolica, ma anche di altre religioni forse ancor più intolleranti». Giacomo si definisce ateo e vittima, come tanti altri, di quel «lavaggio del cervello capillare nel quale la chiesa si è sempre prodigata: ti avvicinavano con l'amore che si concede all'appestato e col chiaro intento di approfittare psicologicamente della tua confusione e mai per aiutarti davvero a capire chi eri». «Tentavano di far nascere le vocazioni soprattutto in chi aveva pulsioni sessuali diverse: tanto più eri omosessuale represso, tanto più volevano portarti in seminario», raccontano i testimoni del pressing.

RESISTENZA - C'è chi si è spostato verso altri gruppi, come Alessandro, 35 anni, che milita nella Chiesa Evangelica: «Prima mi hanno conosciuto come persona, poi come omosessuale», mentre la presidente Arcilesbica di Udine, Eva Dose, sbattezzata, prima atea e ora seguace di Buddha, denuncia «lo spaventoso silenzio dei preti». La sua esperienza? «Un sacerdote mi ha aiutata, si fa per dire, consigliandomi di allontanarmi dalla donna amata». Anche Maria, che denuncia la sessuofobia delle religioni, ha voluto "sbattezzarsi", a causa dell'atteggiamento vessatorio dimostrato dalle gerarchie ecclesiastiche. E c'è chi scava nella ferita aperta: «Vogliamo parlare della diffusione rilevante dell'omosessualità fra il clero, argomento ultratabù?», si chiede provocatoriamente Eddi. Ma abbiamo incrociato anche chi non rinuncia al cattolicesimo, preferendo restare dentro la chiesa e far maturare la svolta dall'interno. Gabriella ha deciso di resistere, «con un comodo compromesso interno: ho costituito dentro di me una repubblica partigiana a difesa della mia fede in attesa di tempi migliori: perché mai dovrei migrare verso altre religioni? Dio è sempre quello che ho incontrato da bambina». Storie di negazioni e di condanne. La parola a Giusi, 30 anni: «Mi hanno convinta che ero sbagliata e che Dio non mi avrebbe mai accettata». Non tutti, però, hanno la forza di praticare l'omosessualità e restare dentro il recinto: «Non si può restare dentro la Chiesa come credenti di serie b», secondo Serena T. Qualcuno, però, spera ancora in una parola di conforto, senza essere più tacciato di "devianza".

 

Irene Giurovich

(da Gazzettino)

 

 

 

 

 

 

 

 

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