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Una legge del 1954 prevede che per formare un nucleo familiare basta essere legati da “vincoli affettivi”. Ma i casi, sia etero sia omosessuali, non sono moltissimi
Si amano, decidono di vivere assieme e a un certo punto sentono anche l'esigenza di unirsi in nucleo familiare. Ebbene,
qualsiasi coppia, etero o omosessuale che sia, può farlo: recandosi all'Anagrafe del Comune e chiedendo l'attestazione
di «famiglia anagrafica». Da quel momento, sullo stato di famiglia si parlerà di convivenza. Senza bisogno di contratto
matrimoniale ma anche senza i diritti garantiti a una coppia regolarmente coniugata.
Una prassi consolidata ormai da oltre 50 anni, ma balzata alla ribalta delle cronache dopo una mozione per il riconoscimento
delle coppie di fatto e l'istituzione di un loro registro discussa nei giorni scorsi dal Consiglio comunale di Padova. Risale
al 1954, infatti, la legge n.1228 sull'"Ordinamento anagrafico della popolazione residente" che, all'art.4, definisce la
"famiglia" come «un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozioni, tutela o da
vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune». Una normativa – il relativo regolamento è
stato modificato con Dpr n.223 nell'89 – valida in tutta Italia, ma che la maggioranza di centro sinistra patavina ha tentato
di superare, impegnando sindaco e Giunta a prevede il rilascio di attestazioni sulle quali sia anche specificato, nero su
bianco, come tale "famiglia anagrafica" sia basata «su vincoli di matrimonio o parentela o affinità o adozione o tutela
o vincoli affettivi». Uno scarto non da poco e che proietta Padova a modello per il resto del Paese, spianando la strada alla
battaglia per l'introduzione dei Pacs.
All'Anagrafe udinese, dove la norma nazionale «è nota e applicata da una vita», come conferma la dirigente, Daniela
Contessi, le coppie che in questi anni hanno deciso di formare un nucleo anagrafico unico, comunque, non sono moltissime. E la
ragione è presto spiegata. «Da questa attestazione – spiega Contessi – nessuno dei due partner trae alcun vantaggio
pratico, per il semplice fatto che il loro legame non ha valore legale. Né lo avrà mai, almeno fintantochè
il Governo italiano non riconoscerà per legge le coppie di fatto». Due esempi su tutti: in caso di decesso di uno dei
due partner, la pensione non potrà essere percepita dal suo convivente. Idem per una casa cointestata: la successione
spetterà ai parenti più stretti e non al compagno.
Ma allora chi è che, a Udine, decide di optare per l'attestazione di famiglia anagrafica? «Non certo i fidanzati –
afferma ancora Contessi – che preferiscono invece mantenere uno stato di famiglia da single. Si tratta piuttosto di coppie che,
scegliendo di non sposarsi, decidono almeno di formare un nucleo familiare unico. E questo vale tanto per le coppie
eterosessuali (fratelli e semplici amici compresi, ndr), quanto per quelle gay». Finalmente "unite" anche sulla carta.
Luana De Francisco
(da Il Messaggero Veneto)
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