Venerdì 8 dicembre 2006

Coppie di fatto: «Subito la legge per riconoscerle»

L'associazione Arcilesbica: positiva l'apertura di Padova, nonostante il freno della Chiesa

 

Udine riconosce già «famiglia anagrafica» le coppie di fatto («una prassi esistente da più di mezzo secolo», ha ricordato anche ieri il sindaco Cecotti), mentre il Governo, che ha deciso di stralciare l'emendamento della Finanziaria, si è comunque impegnato a un disegno di legge al riguardo entro gennaio.

Intanto, si è aperta la discussione in città riguardo all'apertura del comune di Padova, che ha deciso il riconoscimento anagrafico delle coppie di fatto, precisando nella modulistica che, appunto, la famiglia anagrafica si basa su «vincoli di matrimonio, parentela o affinità o adozione o tutela o vincoli affettivi».

«E' il riconoscimento di quanto previsto dall'articolo 4 di una legge del 1954 - ricorda l'assessore all'anagrafe e stato civile Franco Della Rossa - e di fatto non si traduce in nulla di pratico a favore delle coppie conviventi». Infatti, in caso di decesso di uno, il partner non percepirà la pensione, e pure la successione spetterà ai parenti del defunto, non a chi magari gli è stato accanto una vita.

«L'Italia è, assieme alla Grecia, l'unico stato europeo a non riconoscere diritto legale alle coppie conviventi - interviene Eva Dose, presidente di ArciLesbica di Udine - . Tutti gli altri paesi hanno legiferato in merito. In Inghilterra l'unione civile è stata introdotta quest'anno e ha già riguardato qualcosa come 30 mila coppie».

Un freno che la Dose attribuisce «allo scandalo sollevato dal Vaticano e dalle gerarchie ecclesiastiche». Spiega: «Sollevano l'obiezione che questo porta alla disgregazione delle famiglie. La realtà dei fatti dice che non è vero perché, laddove introdotte, queste unioni non hanno portato a cali del numero dei matrimoni tradizionali».

La decisione presa dal Consiglio comunale di Padova, «seppur non darà benefici pratici è comunque un'importantissima apertura», dice la rappresentante di ArciLesbica che in città conta un centinaio di socie, mentre ArciGay di iscritti (sia maschi che femmine) ne ha circa 1600.

«Noi non chiediamo un matrimonio vero e proprio tra persone dello stesso sesso, ma dei patti civili di solidarietà si, un qualcosa che riconosca a una coppia di fatto gli stessi diritti e gli stessi doveri di quella sposata. Ricordo che se un convivente di fatto si ammala gravemente o è coinvolto in un incidente, al partner viene negato l'accesso all'assistenza».

Poi c'è anche un altro aspetto accanto a quello economico. «La nostra è anche una richiesta di riconoscimento dell'affettività; tropo spesso ci si riferisce ai gay come a qualcosa di trasgressivo e sorprende la posizione della Chiesa proprio perché si tratta di sentimenti. Anche così viene calpestata la dignità della persona».

 

Paola Lenarduzzi

(da Il Messaggero Veneto)

 

 

 

 

 

 

 

 

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