Venerdì 23 febbraio 2007

Gli omosessuali all'incontro ArciGay Nuovi Passi

«Alla Chiesa friulana chiediamo un'apertura»

Pubblicato su Il Gazzettino

 

Un tormento. Si sfogano così, senza luci che li inquadrino o microfoni che li registrino, gli omosessuali friulani che si sentono esclusi dalla gerarchia ecclesiastica. «Le persone omosessuali cattoliche credenti resistono, sperando che prima o poi gli uomini di Chiesa si rendano conto del dolore che stanno provocando a molti di noi», tratteggia il malessere Eva Dose, dell'ArciLesbica di Udine, una delle organizzatrici, assieme all'ArciGay, dell'incontro, ieri sera, al Caffé Caucigh assieme al leader nazionale dei gay cristiani, Geraci.

Se il dolore si può manifestare anche attraverso le fredde statistiche, allora non può sfuggire l'ampiezza del fenomeno: un omosessuale su due è, o meglio, vorrebbe essere cattolico praticante, assicura Dose. Loro, gli omosessuali credenti, chiedono un gesto di apertura alla Chiesa friulana, domandano che si abbatta quel "muro di indifferenza", e intanto guardano alla nascita, anche qui nella nostra terra di piccole e grandi lobby, di piccoli e grandi potentati, come li chiamano, di una costola locale del movimento internazionale (fortissimo in Austria) "Noi siamo Chiesa". «Non dimentichiamo che la Curia friulana ha impedito a questo movimento di organizzare un convegno a Udine», ricorda il consigliere comunale e fondatore dell'ArciGay, Enrico Pizza. Gli abbiamo chiesto presente e futuro di un binomio - omosessualità & fede - che sembra un paradosso.

 

- Come definirebbe l'attuale atteggiamento della Chiesa cattolica verso i "diversi"?

«Anacronistico. Credo che Gesù la scaccerebbe dal tempio, mandando all'aria gli interessi politici e legislativi (vedi Dico) per ricordare alla Chiesa di parlare di amore incondizionato verso il prossimo».

 

- Come dovrebbe mutare il comportamento della gerarchia?

«Tornando al messaggio originario che, lo ripeto, non è di giudizio o di esclusione, ma di amore. Come tutte le religioni, del resto. Sono gli uomini che le rovinano».

 

- L'omosessuale che non si sente "accettato" dalla chiesa finisce per cambiare religione, diventare ateo?

«Si cerca un percorso personale verso la propria spiritualità. Può essere un fiero ateismo o un generico credo in Dio, ma se si è dotati di spirito di ricerca si può scoprire che non tutte le religioni sono omofobe, innanzitutto tra quelle cristiane: i Valdesi in Italia e gli evangelici (protestanti) adottano l'inclusione delle persone omosessuali e di recente si sono espressi a favore della legge sui Dico».

 

- Quali proposte lanciate alla Chiesa friulana?

«Non credo esista una Chiesa friulana che possa rendersi autonoma su questi temi. Certo, una "teologia della liberazione locale" sarebbe auspicata da molti, magari incoraggiata dalle esperienze dell'Austria dove il movimento internazionale "Noi siamo chiesa" sta riscuotendo molto successo».

 

Irene Giurovic

 

 

 

 

 

 

 

 

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