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Il Gay Pride svoltosi sabato a Roma non può restare nella nostra memoria cosė come l'han raccontato ieri i giornali:
perché pare una rivendicazione di libertà, dignità, laicità, mentre è stato anche qualcosa
di diverso, di smodato, di offensivo. E di questo non c'era proprio bisogno. Il lettore sa che chi firma questo articolo ha
appoggiato più volte la tesi che c'è nessuna colpa nell'essere omosessuale come non c'è nessun merito
nell'essere eterosessuale. Ma una manifestazione di scherno ed irrisione degli omosessuali verso gli eterosessuali è
intollerabile come una manifestazione contraria. "Habemus papessam trans" diceva un cartello issato dalle mani di uno transex
gigantesco. E accanto alla scritta in latino stava una fotografia di papa Ratzinger. L'insulto era: il papa tedesco è
un anomalo sessuale. La stupidità degli insulti come questo sta nel fatto che non vanno a scaricarsi soltanto sulla
persona che sfottono, ma su quanti stimano e ammirano quella persona: in questo caso, i cattolici. Gli sfilanti di sabato
hanno assoluto bisogno dei voti cattolici della Margherita. Perchè allora sputare sui deputati cattolici in una pubblica
piazza della capitale mondiale della Cattolicità, sotto l'occhio delle telecamere di tutto il mondo? "Meglio gay che
Opus Dei": va bene, è spiritoso, si può dire. Ma che senso ha dirlo indossando uno slippino colorato, tenuto su
da un cordoncino per di più slacciato e pendulo sul davanti? Il senso era: tira il cordoncino, lo slip vien giù
e vedrai che meraviglia. Un gruppetto di cinque manifestanti, dell'associazione bolognese "Il Cassero", donne e uomini, tutti
completamente nudi, sfilavano sghignazzando. Per significare che cosa? Che nudi in piazza è bello? Che è
libertà, laicità, dignità? O non è, puramente e semplicemente, oscenità? Il deputato
Vladimir Luxuria, transgender, aveva pregato: "Mi raccomando, niente volgarità", ma tette e culi esibiti al vento
cos'erano? Finezze? Sono state vantate le "famigliole allegre" presenti sui carri, bambini con due padri o con due madri. Ed
è stato un triste, patetico errore. Un figlio con due padri o con due madri cresce con un'idea anomala di
paternità o di maternità, e questa anomalia disturberà la sua vita e le sue relazioni. Questa sfilata
attraversava gran parte di Roma e si concludeva in Piazza San Giovanni, la stessa piazza dove s'era svolto il Family Day, per
creare una contrapposizione che voleva esser vittoriosa: voi avete famiglie con padre e madre e figli? Beccatevi le nostre
famiglie, genitori omosex e prole che viene da chissà dove. E' stata una contrapposizione sbagliata. Chi difende i
diritti degli omosessuali non deve e non può offendere le famiglie eterosessuali, non ne ha interesse e non ne ha
diritto. L'"orgoglio" che sta nel termine "gay pride" rivendica il diritto di non-nascondersi, non vergognarsi, e questo
è giusto. Gli omosessuali devono poter mostrarsi per quel che sono. Ma sono questo? Han voglia di questo? mostrarsi a
coppie, uno davanti e uno dietro, seminudi, e sfilare per la città ancheggiando destra-sinistra, avanti-indietro?
"Prodi, pezzo di m....": va bene, nella battaglia ci sta anche questo oltraggio. Ma non oltre. "Non ci accontentiamo dei Dico,
vogliamo il matrimonio": ma adesso rendete pių difficili i Dico, figurarsi il matrimonio. "Non solo il compagno, vogliamo i
figli": pretendono sempre di più, e si trovano in sempre di meno. Sabato eran sui trecentomila, ma molti sono andati via
arrabbiati. Gli omosessuali del Nord erano sui diecimila, quattromila del Veneto. Soddisfatti, preannunciano che la parata,
d'ora in poi, si svolgerà ogni volta in una città diversa, e la prima sarà nel Nord, a Padova. Li ho
sempre difesi, ma qui mi fermo. Il rispetto deve andare da tutti verso tutti. Chi sputa addosso agli altri, non lo merita
più.
Ferdinando Camon
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