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C'è un matrimonio gay registrato all'anagrafe del Comune di Trieste. E' il matrimonio tra F.C., 40 anni, triestino, ed
E.R., 41 anni, cittadino svizzero. F.C. ed E.R. si sono sposati regolarmente il 31 luglio del 2006 a Maiorca, in Spagna, dove
vivono e lavorano, e dove i matrimoni omosessuali sono legali. Nel novembre scorso F., che mantiene la cittadinanza italiana,
è tornato a Trieste per registrare all'anagrafe il suo nuovo stato civile: coniugato. Si è presentato al Comune,
ha consegnato il certificato di matrimonio spagnolo, e senza battere ciglio l'impiegata ha registrato l'avvenuto sposalizio.
Ora, a tutti gli effetti, per il Comune di Trieste F.C. ed E.R. sono coniugi. Lo stesso ha fatto E.R. in Svizzera, dove
è in vigore la legge federale sull'«unione domestica registrata» delle coppie omosessuali. Così quando F. va
nella repubblica elvetica ora non ha più il dovere di giustificare il motivo e la durata della sua permanenza in quel
Paese.
La registrazione al Comune di Trieste è la conseguenza di un atto che dovrà evidentemente essere chiarito: F.C.
legalmente non poteva registrare il suo matrimonio contratto in Spagna, ma di fatto ora risulta agli archvi, e nessuno l'ha
ancora invalidata. Per F.C., invece, si è trattato di un atto «dovuto».
«Ho solo voluto affermare un mio diritto - dice - in fondo in Italia pago le tasse, e sono gay anche in quel momento; adesso
anche all'ambasciata italiana in Spagna io risulto sposato, e questa per me è una garanzia; in Italia la
sessualità entra in campo solo quando è lo Stato a dover dare qualcosa».
La registrazione in Comune del matrimonio gay è stata dunque un'azione provocatoria, approfittando delle buona fede
dell'impiegata, visto che il nome di E.R. ha un'assonanza che può trarre in inganno? «Sono andato negli uffici comunali
tranquillamente e nessuno mi ha chiesto niente - risponde F. - ho consegnato il certificato di matrimonio rilasciato in Spagna
e l'impiegata ha compilato il modulo mettendo il nome mio e quello di E. nelle apposite caselle riservate a marito e moglie; mi
aspettavo che mi chiedessero qualcosa, magari una spiegazione sul nome di E., ma nessuno mi ha chiesto nulla, e il matrimonio
è stato regolarmente registrato».
F.C. ed E.R. vivono insieme da otto anni. Gestiscono un negozio di arredamento a Maiorca e viaggiano spesso in Europa alla
ricerca di mobili e oggettistica per la casa. Si sono sposati nel luglio dello scorso anno, non appena il governo Zapatero ha
legalizzato le unioni gay. Una cerimonia sobria, con i genitori di entrambi, durante la quale si sono scambiati gli anelli.
«I miei genitori - racconta F. - all'inizio erano molto perplessi ma poi, vedendoci felici, hanno capito e approvato la nostra
scelta. La mia vita e quella di E. - afferma - non sono cambiate, vivevamo già insieme da anni, ma adesso che siamo
sposati ci sentiamo più tutelati».
In quanto alle polemiche di questi giorni sul permesso matrimoniale concesso al dipendente della Regione che si è
sposato a Bruxelles, F.C. ribadisce che l'amministrazione regionale «non ha fatto altro che riconoscere un diritto di questa
persona».
F.C. viene spesso a Trieste per lavoro e per trovare i familiari. Non si nasconde che il suo gesto - l'iscrizione allo stato
civile dell'anagrafe come «coniugato» - potrebbe avere delle conseguenze, quantomeno sul piano amministrativo. Ma soprattutto
spera che «quello che ho fatto possa stimolare un dialogo proficuo sulla via di un riconoscimento anche in Italia dei diritti
degli omosessuali».
di Pietro Spirito
ha collaborato Laura Tonero
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