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Il Comune cancella il matrimonio gay Annullata la registrazione all'Anagrafe. Il triestino sarà denunciato
per falso.
Il sindaco Dipiazza: «La legge italiana non riconosce queste nozze. L'impiegato è stato tratto in inganno
dal documento in spagnolo»
Il Comune annullerà la registrazione del matrimonio gay fra il quarantenne triestino F.C. e il suo compagno svizzero,
celebrato in Spagna e protocollato tre mesi dopo all'anagrafe di Trieste. Non solo: il Comune si prepara a denunciare F.C. per
falso ideologico, in quanto ha consegnato all'impiegata del Municipio - omettendo le precisazioni del caso - un certificato di
matrimonio in cui le generalità del suo coniuge (di nome Eugen, di 41 anni, ndr) venivano riportate come «mujer-femme»,
cioè «femmina» in spagnolo e francese.
Il caso del matrimonio gay accettato all'anagrafe viene così liquidato dal sindaco Roberto Dipiazza a poche ore
dall'uscita allo scoperto di F.C., che vive e lavora con il suo compagno a Maiorca. In Spagna, dove il governo Zapatero ha
legittimato i matrimoni omosessuali. «Quest'atto per noi è nullo», spiega Dipiazza con il certificato in questione fra
le mani. «In Italia - aggiunge il sindaco - non abbiamo una legge che può validare un matrimonio fra due individui dello
stesso sesso. Questo triestino ha presentato un documento spagnolo che riportava il suo nome come "marido" e quello del suo
coniuge straniero, non identificabile istantaneamente come maschile o femminile, come "mujer". Gli impiegati dell'ufficio hanno
preso atto correttamente del documento e l'hanno trascritto. Ma a questo punto le cose cambiano: la procedura di annullamento
partirà immediatamente. Chiederemo la documentazione in Spagna e verificheremo, nel contempo, se ci sono gli estremi per
far partire una denuncia d'ufficio».
«Non si tratta di un atto politico - mette infine le mani avanti Dipiazza - ma ho il dovere di tutelare i miei dirigenti e di
far applicare la legge italiana. Se poi in futuro la legge cambierà, prevedendo unioni fra persone dello stesso sesso,
allora mi adeguerò».
«In Italia grazie a Dio siamo ancora lontani da un ordinamento giuridico che preveda matrimoni omosessuali, dunque quest'atto
non ha rilevanza ancorché contratto all'estero», dice invece esplicitamente Bruno Marini, numero uno provinciale di
Forza Italia ed esponente dell'ala cattolica dei berlusconiani triestini.
La vicenda di F.C. è emersa pochi giorni dopo quella di Giulio Papa, il funzionario friulano che lavora nella sede di
Bruxelles della Regione, sposatosi con un militare belga. A lui, di recente, la giunta Illy ha accordato il congedo
matrimoniale. Tale decisione ha spaccato il mondo politico. Con An, in particolare, che ha bollato il congedo come «osceno»,
per voce del coordinatore regionale Roberto Menia. E in An, peraltro nel ruolo di presidente provinciale, milita pure Paris
Lippi, vicesindaco e assessore ai servizi demografici di Trieste. Che, sul caso di F.C., tuona: «Manderemo alla procura i
documenti per accertare se vi sia qualcosa di rilevante dal punto di vista penale. Questo personaggio non ha avuto il coraggio
di uscire allo scoperto davanti a un'impiegata in buona fede. Se avesse voluto portare avanti la battaglia per le unioni degli
omosessuali, non avrebbe dovuto falsificare il sesso del suo coniuge. Così facendo, anche se non condividiamo i matrimoni gay,
avrebbe avuto tutto il nostro rispetto. E invece la sua mossa altro non è stata che una furberia, paragonabile a uno
scherzo di carnevale, a una goliardata».
«E' triste che una persona debba farsi riconoscere in questo modo un diritto civile che in quasi tutti gli altri paesi europei
è già riconosciuto dal punto di vista normativo», rileva invece il segretario provinciale dei Ds Fabio Omero, ex
presidente dell'Arcigay di Trieste. «Si sa - prosegue Omero - che l'Italia è uno degli ultimi paesi dell'Ue a non
essersi ancora adeguato alle risoluzioni del Parlamento europeo in materia di unioni civili. Ci troveremo sempre più
spesso davanti a situazioni di questo tipo se nel Parlamento italiano non se ne discuterà per tempo. So di altri casi di
matrimoni gay contratti all'estero e non registrati in Italia che sono finiti davanti a un giudice, in particolare uno a
Firenze e un altro a Latina: per farsi riconoscere l'unione civile queste coppie devono aspettare di percorrere tutti i gradi
della giustizia nazionale contro l'Avvocatura dello Stato. Quando usciranno le rispettive sentenze della Cassazione potranno
finalmente rivolgersi alla Corte di giustizia europea, appellandosi alle risoluzioni del Parlamento europeo».
«Se le norme permettessero la registrazione non ci sarebbe affatto da scandalizzarsi - chiude Roberto Decarli dei Cittadini -
ma credo che, con tutti i problemi sociali che abbiamo qui a Trieste, questo caso sia tutt'altro che una priorità».
di Piero Rauber
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Interrogazione a Palazzo Madama sul congedo concesso dalla Regione. La Lega minaccia una denuncia alla Corte dei
conti. Nozze gay, 17 senatori Cdl chiedono l'intervento di Prodi
TRIESTE - Chiedono a Romano Prodi e a Giuliano Amato un pubblico «verdetto» sul congedo per nozze gay che la Regione Friuli
Venezia Giulia ha concesso a un dipendente. E suggeriscono sin d'ora una segnalazione alla procura della Corte dei conti.
Diciassette senatori di centrodestra, su input del forzista Ferruccio Saro, portano a Palazzo Madama il caso di Giulio Papa,
funzionario regionale di 36 anni che, dopo essersi sposato a Bruxelles con il militare belga Dirk Van Den Eede, ha chiesto e
ottenuto il permesso matrimoniale. Lo fanno, chiamando in causa premier e ministro degli Interni, in un'interrogazione a
risposta scritta in cui ripercorrono, passo passo, le tappe di una vicenda senza precedenti nel pubblico impiego italiano. I
senatori - con Saro chiedono lumi Antonione, Collino, Gabana, Dell'Utri, Carrara, Cantoni, Biondi, Sanciu, Mauro, Marini,
Burani Procaccini, Pastore, Mantovano, Quagliarello, Massidda Sterpa e Casellati Alberti - evidenziano, in particolare, il
parere contrario dell'Avvocatura della Regione, dettato dal fatto che il matrimonio gay esiste nell'ordinamento belga ma non in
quello italiano. Sottolineano la diversa decisione della giunta che ha invitato la direzione al Personale a concedere il
congedo. Ricordano la disponibilità del presidente Riccardo Illy e degli assessori a farsi carico dell'eventuale danno
erariale laddove la Corte dei conti contestasse il permesso retribuito del dipendente. Soprattutto, però, i senatori
chiedono a Prodi e Amato di fare chiarezza. Precisando se la decisione del Friuli Venezia Giulia è «compatibile con la
legge italiana». E spiegando come devono regolarsi i Comuni di fronte ai cittadini italiani che, dopo aver contratto nozze gay
in uno dei paesi dell'Unione europea dove è possibile farlo, ne chiedono l'iscrizione nei registri dello stato civile
italiano.
Non basta. Saro e colleghi, ricordando che un omosessuale che si sposa all'estero rischia la denuncia per bigamia nel caso si
sposi con una donna in Italia, sebbene l'Italia non riconosca l'unione gay, invitano il governo a porre fine alle incertezze
con un disegno di legge. E infine chiedono se Palazzo Chigi intende segnalare il «caso Friuli Venezia Giulia» alla Corte dei
conti. C'è chi non attende la risposta: «Verificheremo gli estremi per una denuncia alla Corte dei conti perché
quanto deciso dalla giunta regionale del Friuli Venezia Giulia è illegittimo e illegale e rappresenta una palese
violazione della Costituzione Italiana. Invitiamo le Regioni a rispettare l'ordinamento e il ministro Rosy Bindi a
stigmatizzare la decisione» afferma, con Carolina Lussana, la Lega Nord.
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