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TRIESTE - Il congedo matrimoniale per nozze gay approda alla Corte dei conti spinto da una denuncia di Adriano Ritossa. Una denuncia che mina la decisione
europeista della giunta di Riccardo Illy di concedere quel congedo a un suo dipendente, al pari della circolare del 18 ottobre con cui il ministro Giuliano Amato
invita prefetti e sindaci a non accettare la trascrizione nel nostro Paese di matrimoni tra omosessuali celebrati all'estero.
Il casus belli è ancora quello del matrimonio tra il dipendente della Regione, Giulio Papa, in servizio a Bruxelles, e un militare belga. La giunta, il 13
luglio scorso, ha deciso all'unanimità di riconoscere il congedo matrimoniale al suo dipendente, nonostante il parere dell'Ufficio legale. Una scelta di
principio, ma anche di portafoglio. Il presidente Riccardo Illy, in giunta, ha spiegato come risultasse inopportuno e antieconomico procedere ad un'azione legale
contro Papa, determinato a ottenere il congedo. «L'azione prospettata - recita il verbale di quella seduta - risulterebbe, in relazione ai costi complessivi
che ne deriverebbero e che rimarrebbero a carico dell'amministrazione, economicamente incongrua rispetto alla spesa strettamente correlata al congedo medesimo e
addirittura aggiuntiva qualora il giudice dovesse riconoscere il diritto». Ma le motivazioni non bastano a Ritossa che, oltre ad inoltrare l'incartamento alla
Corte dei conti, presenta un'interrogazione, forte della circolare Amato. «Chi pagherà, oggi, il danno erariale relativo alla concessone del congedo
matrimoniale?» chiede Ritossa. La circolare esorta prefetti e sindaci d'Italia ad «impedire la trascrizione dei matrimoni dello stesso sesso celebrati
all'estero, di rifiutare la richiesta di trascrizione di un simile atto compiuto, perché in contrasto con l'ordine pubblico interno». Ritossa chiede
inoltre a Illy se intenda procedere con una sanatoria «trasformando il congedo matrimoniale retribuito in permesso non retribuito evitando al dipendente, se
possibile, l'assenza ingiustificata per tale periodo».
Contro la circolare di Amato si scaglia Gianfranco Leonarduzzi del Comitato Nazionale Radicali Italiani che parla di «natura clericale, discriminatoria e
antieuropeista del provvedimento. Occorre dire che Illy – precisa - ha davvero interpretato, più di altri e più del ministro Amato, il concetto di integrazione dei
popoli e del senso di europeismo che connota la nostra regione. Per paradosso il presidente dovrebbe stare al posto di Amato». Contrario al provvedimento Amato
anche il diessino Fabio Omero che evidenzia come l'atto faccia riferimento «alle unioni che chiedono di essere riconosciute in Italia per l'ottenimento della
residenza. Non è il caso di Giulio Papa». E da Omero un suggerimento alla Regione: «L'Emilia Romagna, la Puglia, il Piemonte, la Campania e altre
Regioni hanno dato una prima forma di regolamentazione alle convivenze attraverso lo statuto. Potrebbe farlo anche il Friuli Venezia Giulia».
Martina Milia
(Pubblicato sul Il Piccolo di Trieste, 31 ottobre 2007)
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