Friuli

Giovedì 8 novembre 2007

Friuli. Nozze gay, la giunta difende il congedo

Pecol contesta l'esposto di An sul "caso Papa": la circolare ministeriale non ci riguarda, il nostro atto non è stato improprio

 

TRIESTE - «Nessun intervento improprio o strumentale ma una scelta amministrativa rispettosa dell'ordinamento comunitario in materia di lavoro e tesa all'economicità dell'azione». La risposta all'attacco di An, con tanto di esposto alla Corte dei conti, sulle nozze gay di Giulio Papa, è affidata a Gianni Pecol Cominotto. L'assessore al Personale difende la scelta della giunta di riconoscere il congedo matrimoniale al suo dipendente in servizio a Bruxelles e contrattacca: «Se qualcuno, prima di diffondere comunicati e inoltrare il solito esposto, avesse letto la circolare non del ministro Giuliano Amato, ma del direttore centrale per i Servizi demografici del dipartimento per gli Affari interni e territoriali del ministero dell'Interno, avrebbe scoperto che quella circolare non ha nulla a che vedere con la nostra decisione».

Il nodo è la residenza di Papa, che da anni vive in Belgio. «Quella circolare – spiega Pecol Cominotto – ribadisce che l'ordinamento statale non ammette il matrimonio di persone dello stesso sesso così che l'atto non può essere trascritto nello stato civile di cittadini italiani, residenti in Italia, che abbiano contratto matrimonio all'estero. Ma il nostro caso, invece, è quello di un dipendente il cui matrimonio è già trascritto negli atti di stato civile di Bruxelles, il comune di residenza. Non solo, dunque, non è stata richiesta trascrizione di quel matrimonio ma nemmeno la giunta regionale, anche se avesse voluto, avrebbe potuto concederla, se non altro perché è atto che non rientra nei suoi poteri».

La richiesta, precisa ancora l'assessore, è stata invece di applicare la normativa europea in base alla quale un cittadino di un Paese comunitario che risiede e lavora in un altro Paese dell'Unione è sottoposto all'ordinamento civile del Paese di residenza. «Avessimo negato il congedo - insiste Pecol - il dipendente si sarebbe rivolto al giudice del lavoro, belga, e non italiano, con conseguenze prevedibili. Oltre al rispetto delle norme comunitarie, abbiamo dunque evitato di esporre la Regione a costi giudiziari economicamente incongrui rispetto a quelli del congedo medesimo e addirittura aggiuntivi qualora il giudice avesse riconosciuto il diritto».

 

M. B.

 

(Pubblicato sul Il Piccolo di Trieste, 1 novembre 2007)

 

 

 

 

 

 

 

 

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