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Il testimonial
è un bel bambino con un dito in bocca. Ma, invece del nome del piccolo, c'è scritto in francese "homosexuel". Il
neonato gay fa parte di una campagna pubblicitaria contro le discriminazioni che la regione Toscana ha presentato con il patrocinio del ministero delle Pari
opportunità, provocando proteste e polemiche. L'idea del manifesto choc è venuta ad Agostino Fragai, Pd, assessore ai Diritti dei cittadini e al
suo collaboratore Alessio De Giorgi, presidente dell'ArciGay toscana, che spiega: "con questa immagine lanciamo un messaggio forte e chiaro:
l'omosessualità non è una scelta, ma un dato immutabile da rispettare". Chiariamo: non esiste alcuna teoria che abbia dimostrato
scientificamente l'origine genetica o psicologica dell'omosessualità. Ed è comunque poca cosa ridurre l'affettività e la sessualità
agli istinti biologici. E' forse la consapevolezza di riprodurre l'essere umano sulla Terra che ci fa innamorare? Figuriamoci eccitare... Ma l'omosessualità
è una scelta o una condizione? Il manifesto toscano ci riporta, con tutta la forza dell'immagine di un bambino innocente, di fronte a questa discussione.
Quasi quarant'anni di impegno del movimento gay sono serviti però a togliere di mezzo l'ignoranza per cui l'omosessualità sarebbe una moda o un
vizio. Persino la Chiesa cattolica ammette ormai che essa è una condizione dell'essere umano e, come tale va rispettata. Anche se la Chiesa aggiunge che
gli atti omosessuali portano dritti all'inferno, ma la cosa si inserisce nella generale sessuofobia del cattolicesimo. E quindi si sta in allegra compagnia
di concubini, appassionati di masturbazione e di rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, divorziati, eccetera... insomma, nell'aldilà dovremo
organizzare bene i vigili per regolare il traffico al piano di sotto! Un messaggio parte chiaro dal manifesto: l'orientamento sessuale del bambino, qualunque
esso sarà, va salvaguardato esattamente come ogni altro aspetto della sua personalità. E questo deve essere un impegno soprattutto per gli
eterosessuali che, da genitori, si troveranno in un caso su venti ad avere un figlio gay o una figlia lesbica. Un giorno - ne sono certo - un figlio omosessuale
verrà considerato "diverso" così come fosse mancino o coi capelli rossi. Ed avremo una sola preoccupazione: che sia un figlio felice!
Enrico Pizza
(Pubblicato sul Il Perbenista, 07 novembre 2007, Anno 1 - Numero 2)
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