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TRIESTE - Ci sono i socialisti che inseriscono la tutela delle coppie di fatto etero e gay. Ci sono i rifondatori che ripristinano la denominazione in sloveno,
friulano e tedesco del Friuli Venezia Giulia. C'è il verde Marco Boato che, da solo, deposita 80 emendamenti. C'è An che ne presenta 101 e riscrive
quella che Roberto Menia definisce «una parodia di Costituzione concepita da qualcuno che si crede un piccolo Calamandrei». E c'è il Partito
democratico che, a sua volta, non si risparmia. Semmai, si disunisce se Ivano Strizzolo e Flavio Pertoldi, facendo rizzare i capelli ad Alessandro Maran,
raccolgono gli appelli friulanisti e propongono la «Comunità delle Province del Friuli».
I NUMERI - A Roma scadono i termini. E la nuova «Carta» del Friuli Venezia Giulia, come da previsione, viene bombardata di emendamenti.
Quella «Carta», approvata in consiglio regionale e trasmessa al parlamento sovrano, deve appena superare il primo esame, in commissione Affari
costituzionali alla Camera, ma l'esito non è affatto scontato. E gli emendamenti lo confermano: «Ne sono stati depositati 283» annunciano alle
20, a conteggio appena ultimato, gli uffici di Montecitorio.
L'INCONTRO - Tanti, decisamente. E, per di più, eterogenei. Ma quali saranno quelli che passeranno? Ritoccheranno o demoliranno il testo base? Luciano
Violante, presidente e relatore, non si sbilancia. Dice solo che oggi vedrà Alessandro Tesini, presidente del consiglio regionale, «poi esamineremo
gli emendamenti e decideremo».
IL PD - In casa Pd, in ogni caso, la questione statuto tiene banco: alle 14, con Violante, si ritrovano il capogruppo Roberto Zaccaria e i deputati
«autoctoni» Maran, Cuperlo e Strizzolo, nonché Boato che è verde ma esperto di specialità. «Riunione organizzativa»
precisa Zaccaria. Aggiungendo, però, che l'impostazione rimane quella emersa in commissione: «Siamo per fare uno statuto di autonomia, ma non di
sovranità, togliendo quindi gli accenti che tendono a innescare meccanismi di separazione o, appunto, sovranità».
I NODI - Quegli accenti riguardano in particolare le rivendicazioni di potere estero, la qualificazione delle minoranze e il plurilinguismo, il rapporto tra
legislazioni nazionale e regionale, nonché l'autonomia di Comuni, Province, Comunità montane. Sono questi i punti più caldi dello statuto.
Quelli ad alto rischio: «Il Pd - sintetizza Strizzolo - ha confermato l'obiettivo di rafforzare l'attuale statuto, ma nel rispetto della
Costituzione».
LE DIVISIONI - Il «caso» Friuli Venezia Giulia, però, rischia di mettere alla prova la maggioranza. Rifondazione, con Franco Russo e Sabina
Siniscalchi, chiede ad esempio di ripristinare la denominazione quadrilingue cassata da Violante: «Sarebbe un peccato se le posizioni diverse all'interno
del Pd mettessero in discussioni scelte importanti come quella sul plurilinguismo» afferma Giulio Lauri. Lo stesso Pd, con Strizzolo e Pertoldi, riscopre
la Comunità delle Province del Friuli: «L'emendamento - precisa Strizzolo - prevede che la Comunità nasca, con funzioni di coordinamento
amministrativo, solo se le tre Province di Udine, Pordenone e Gorizia sono d'accordo».
L'OPPOSIZIONE - An, intanto, prepara battaglia: «I nostri 101 emendamenti sono sostanziali, non ostruzionistici, e puntano a ripristinare il rispetto
della Costituzione, calpestata dal testo presuntuoso della maggioranza illyana» afferma Menia. Ancora: «Abbiamo riscritto molti articoli, come quello
sulle competenze, e ne abbiamo soppressi molti altri, come quelli che vedono il governatore autoattribuirsi il titolo di ministro o la Regione autodefinirsi
speciale causa sloveni e friulani». Come finirà? «Ci saranno trasversalità inedite in commissione. E la proposta del consiglio - risponde
Menia - ne uscirà a pezzi».
LE COPPIE GAY - Di certo, la «Carta» del Friuli Venezia Giulia rischia di riaccendere gli animi parlamentari anche sul tema spinoso delle coppie di
fatto. Franco Grillini, Valdo Spini e Fabio Baratella, raccogliendo l'input del triestino Alessandro Perelli, chiedono a mezzo emendamento che lo statuto
«riconosca la pari dignità sociale, la tutela e la valorizzazione di tutti i nuclei familiari, comprese le coppie di fatto etero e omosessuali».
Aggiunge Grillini: «Negli statuti di Toscana ed Emilia Romagna, che hanno già superato l'esame della Corte costituzionale, viene sancito il principio
che i cittadini non possono essere discriminati a causa del tipo di convivenza familiare. Vogliamo che tale principio valga anche per i cittadini del Friuli
Venezia Giulia».
Roberta Giani
(Pubblicato sul Il Piccolo di Trieste, 6 dicembre 2007)
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