messaggero veneto

Venerdì 9 maggio 2008

UDINE. «IO, PIZZA, RAPPRESENTO LA NUOVA VISIONE DEL PD»

E' l'unico assessore gay visibile italiano

 

Enrico Pizza, 40 anni, ex iscritto ai DS, tecnico di laboratorio, è il nuovo assessore alla Mobilità. Lo ha indicato il PD. Il sindaco Honsell al fotofinish lo ha preferito ai margheritini Daniele Cortolezzis e Claudio Romano. Promotore dell'ArciGay a Udine nel 1999, è l'unico assessore gay dichiarato in Italia.

La sua nomina è stata ripresa e commentata anche su www.gaynews.it quotidiano on line di Franco Grillini.

Pizza si è dichiarato gay pubblicamente in un'intervista rilasciata nell'ormai lontano 1990.

Appena è stato nominato in giunta è scoppiata la polemica dentro il PD. E' così?

«La polemica era scoppiata prima. E non era una polemica tra ex diesse ed ex margherita, tra etero e gay, ma era e rimane una polemica tra vecchia e nuova visione del Partito democratico».

Vale a dire?

«Il PD nasce con il rispetto di tutte le sensibilità. E siccome in quella polemica facevano riferimento alla sensibilità cattolica, io ho dimostrato che il PD dev'essere la casa di tante sensibilità».

Scusi se insisto, ma l'ostruzionismo degli ex Margherita nei suoi confronti è perché è un ex ds o perché è gay e pure dichiarato?

«Per tutto. Perché sono un ex diesse, perché sono gay dichiarato, ma soprattutto perché sono nuovo».

In che senso?

«Nel senso che credo di avere interpretato la nuova visione del PD. E questo scontro ha dimostrato che ci sono questioni che si possono discutere per giorni, ma anche che in questa vicenda Udine si conferma laboratorio politico. Udine si è trovata di fronte a una scelta pragmatica».

Ovvero?

«Ovvero ragionar per sensibilità, mirando al nuovo. Il criterio non viene dalla politica ma dal mix di preferenze ottenute e dalle competenze».

Le risulta che ci sia stato un pressing dell'Arcigay sul PD per farla entrare in giunta?

«Assolutamente no. ArciGay si è limitato al commento a cose fatte da parte di Daniele Brosolo, presidente del comitato provinciale dell'ArciGay di Udine secondo cui innovare vuol dire saper guardare con coraggio al futuro, superare gli stereotipi e dare fiducia alle nuove generazioni. Nel chiamarmi in Giunta – aveva aggiunto – il neoeletto sindaco ha intrapreso questa strada e a lui va tutto il nostro plauso».

Nel colloquio con Honsell che ha preceduto la nomina cosa vi siete detti?

«Era una sorta di colloquio di lavoro. Ho avvertito uno stile nuovo. Mi ha fatto domande sul curriculum. E poi mi ha parlato di una criticità».

Quella relativa al suo referato?

«Si, la Mobilità».

Perché ritiene abbia pensato a lei?

«Non mi ha proposto un assessorato in quanto poltrona. Mi ha detto che c'era questo problema e che lui mi aveva individuato come persona adatta ad affrontarlo».

E le ha motivato questa indicazione?

«Mah, nel settore della Mobilità i tecnici ci sono già. Manca, invece, un politico, una persona in grado di ascoltare e mettersi in relazione con la città e cittadini. Da omosessuale penso di avere seguito nella precedente legislatura pochi atti amministrativi che potessero riguardare i gay. Insomma, da consigliere ho lavorato molto di più sulle questioni inerenti la viabilità, le strade, le rotatorie, le piste ciclabili, la mobilità sostenibile. E questo credo mi sia stato riconosciuto».

 

Domenico Pecile

(da Il Messaggero Veneto del 9 maggio 2008)

 

 

 

 

 

 

 

 

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