|
UDINE. Raid anti-gay anche a Udine. Da mesi. La denuncia è di un giovane, testimone di alcune aggressioni nella zona dello stadio. Forse la banda
viene dalla Destra Tagliamento.
Raid anti-gay anche a Udine. Da mesi. Paura. Per quell'auto di grossa cilindrata, un SUV scuro, che a cadenze regolari faceva irruzione nei luoghi di
incontro fra omosessuali. E paura per quei due ragazzotti, uno sui vent'anni, l'altro oltre la quarantina che attaccavano rissa. A volte solo con le
minacce ad alta voce. Altre volte con le mani. In almeno un'occasione con una mazza da baseball.
Il racconto - rigorosamente anonimo - è di un ragazzo gay di Udine. E forse a convincerlo a parlare sono stati gli episodi di violenza che le
cronache di questi giorni hanno riportato all'attenzione dell'Italia. Quel trentenne disabile e omosessuale pestato in centro a Pordenone da una gang a
caccia del gay per scacciare la noia, ha riportato la paura anche nel capoluogo friulano.
Andrea, nome di fantasia, ha 31 anni. E si ricorda bene quegli episodi alla periferia della città, vicino allo stadio, dove c'è un battuage e
una zona di incontri fra adulti. «Sono arrivati su un SUV scuro e venivano da fuori - racconta -, non erano di Udine, né dei dintorni. Potevano
essere della Destra Tagliamento e veneti. Gente violenta che voleva metterci paura. Uno era più giovane, avrà avuto circa vent'anni e
l'altro invece più grande».
Si capisce che non sono lì per incontrare qualcuno. Né per fare amicizia. Il più giovane è il più aggressivo. La
classica testa calda. Toni alti, piglio aggressivo. E non è certo la prima volta che si vede da quelle parti. «C'è stato un caso in cui uno
dei due aveva in macchina una mazza da baseball - racconta Andrea -. Il più giovane era quello che voleva menare le mani, l'altro invece era più
calmo e cercava di farlo stare tranquillo».
E se ieri davanti a Montecitorio le associazioni gay italiane hanno invocato una legge contro l'omofobia proprio per denunciare l'aggressione del disabile
pordenonese da parte dei tre concittadini, uno dei quali denunciato anche per scritte razziste, a Udine si alza un cordone di solidarietà. E
dall'Arcigay parla il dirigente nazionale Alberto Baliello: «Il Nord-est e il Friuli sono sempre stati luoghi molto laici - dice - tanto che,
fortunatamente, episodi come questi non sono all'ordine del giorno. Eppure i toni degli ultimi mesi, il rondismo della Lega sta rianimando certi personaggi
e, questo è il rischio, alimentando il razzismo e l'odio per il diverso».
di Tommaso Cerno
|