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PORDENONE - In piazza erano davvero in pochi, circa una quarantina, al sit-in per manifestare contro la politica dell'odio e dell'intolleranza, organizzato
da varie associazioni a seguito del pestaggio razzista di un disabile gay accaduto lo scorso 23 gennaio in piazza XX Settembre. «Abbiamo organizzato il
sit-in in pochi giorni e per questo non c'è stata grande adesione - ha detto Stefano Raspa, di Iniziativa libertaria - ma abbiamo comunque dato un segnale.
Fatto un primo passo verso la sensibilizzazione. E sicuramente a breve organizzeremo altre manifestazione per rompere il "silenzio assenso",
quello che ha permesso che accadesse un episodio simile, davanti a molti testimoni che però non sono intervenuti». Silenzio che però,
a quanto pare, caratterizza anche le vittime della discriminazione. «In città - ha detto infatti Y.R. referente dell'ArciGay - registriamo diversi
episodi di intolleranza, certo non così gravi come quello accaduto in piazza, ma poi chi li subisce preferisce non denunciare». Anche nei
volantini distribuiti in piazza (da Coordinamento Donne, Associazione Immigrati, Iniziativa Libertaria, Circolo Zapata, Collettivo Aut, Cobas, Comitato 25
Aprile e Giovani Comunisti) si segnalano ripetute «aggressioni mai denunciate per paura o sfiducia nella magistratura». Negli ultimi due anni
- si aggiunge - tra Udine e Pordenone le aggressioni politiche e razziste si sono moltiplicate. Tra Maniago e Valvasone sono stati decine i blitz ai danni
di persone, così come gli atti di vandalismo su monumenti locali dedicati alla resistenza o le scritte razziste firmate con SS celtiche e
svastiche». Inoltre, «il disagio giovanile e sociale si canalizza contro immigrati, gay, alternativi e diversi in genere». E a ciò
si aggiunge la politica della Lega che fa dell'aggressione verbale agli immigrati il proprio cavallo di battaglia.
(A.S.)
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