.:  LE NOSTRE STORIE  :.

 

CAROLINA

«Non farò proclami sul fatto che sono lesbica, ma non voglio più nascondermi»

 

Partiamo dall'inizio: da piccola l'unica cosa che mi piaceva era giocare in modo scatenato e visto che noi femmine eravamo in minoranza, i maschi comandavano e si giocava sempre a calcio; io ero contenta, non mi risparmiavo. D'estate si costruivano capanne sugli alberi, si andava al di là della ferrovia in uno stagno a fare il bagno con zattere costruite con le nostre mani. Sì, ero una selvaggia a tutti gli effetti. D'inverno costruivamo un grande falò con la legna e le piante delle pannocchie che andavamo a recuperare prima che arassero i campi. Facevamo delle battaglie con altri bambini con palle di fango ben compresse. Ero un maschiaccio con lunghe trecce ma ero felice, ero me stessa. Ogni tanto mia madre usciva con delle trovate: dovevo andare dalle suore d'estate ad imparare cose da femmine ma io mi rifiutavo con tutta me stessa. Alla fine la spuntavo e così, ripiegando, andavo un paio di ore al giorno da una zia che mi insegnava come lavorare a maglia; cercavo di impegnarmi pure, ma i nodi erano così numerosi che non riuscivo a combinare nulla, così mia zia prendeva i miei ferri e io portavo a vedere il lavoro eseguito, come un trofeo, alla mia mamma. E poi continuavo a divertirmi con i miei amichetti in infinite corse con la bici da cross. Ero testarda e quando mi impuntavo non ce n'era per nessuno. Quante ne ho prese da mio padre, ma non mollavo, come quando volevo un cane a tutti i costi, alla fine l'ho avuto, ma dopo pochi mesi è finito sotto il treno. Quanto piansi! L'infanzia è stata per me una bella parentesi di felicità, poi è sopraggiunta l'adolescenza e come tutti i ragazzi mi sentivo completamente inadeguata, immaginavo degli amori eterni, ma erano delle figure asessuate, né maschi né femmine.

La prima volta che mi sono masturbata avrò avuto 15 anni, la consideravo una cosa estremamente peccaminosa... quanti sensi di colpa per un piacere così effimero che non sempre riuscivo a raggiungere! E chiedevo perdono al Signore: provengo da una famiglia cattolica e avevo una nonna che mi riempiva di santini e libricini di preghiere, ogni sera le leggevo per far piacere al Signore e alla mia nonna e per non venir portata via nel sonno. Quante volte di notte non riuscendo a dormire volevo che mio padre rimanesse nella mia camera finché non mi fossi addormentata!

La prima persona di cui mi sono innamorata è stata Martina Navratilova, la tennista. Fantasticavo di incontrarla in qualche torneo di tennis, Roma, Wimbledon, Parigi, New York, e lì casualmente i nostri sguardi si sarebbero incontrati e l'amore sarebbe sbocciato e lei sarebbe stata sempre più persa di me e l'avrei pure fatta soffrire, con altre storie, ma poi sarei ritornata sempre da lei. Quanta differenza nella vita reale, quanta sofferenza per gli amori finiti a pezzi e quanto dolore mi avrebbero procurato.

Nonostante avessi un debole per le donne (l'insegnate di ginnastica e l'allenatrice di pallavolo) mi sono voluta veramente male ed ho cercato un amore eterosessuale. Il primo uomo che ho avuto con cui ho perso la verginità, non ricordo neppure il nome, era un tipo strano fuori dai canoni, molto più grande di me. Mi ricordo che faceva il custode nel campo da tennis dove andavo a giocare, leggeva un libro di cui non ho memoria del titolo: me lo diede in prestito, mi pareva una persona bella e dannata. Mi portava in giro con la sua mini, si correva in mezzo alla nebbia come dei pazzi, forse lui voleva morire. E' stato con lui che ho perso la verginità, a casa sua su un divano: avevo 20 anni, un dolore incredibile, una perdita di sangue a fiotti. Non so perché ma volevo assolutamente perdere quella maledetta verginità. Non sapevo che avrebbe potuto costarmi la vita. Lui era sieropositivo. Lo seppi diverso tempo dopo quando ormai tutto era finito. Mi ricordo che andai da lui e glielo chiesi, erano gli inizi della campagna di prevenzione per questa peste del peccato. Sapevo anche che aveva avuto storie con l'eroina. All'inizio ha negato di avere l'aids, poi me l'ha detto. Il mondo mi è precipitato addosso. L'ho detto a mio padre solo lui lo sa, non mi ha detto niente, mi ha solo portato all'ospedale da un medico che conosceva e tramite una biologa ho fatto gli esami; con lei mi sono confidata e un po' mi ha aiutata. Donavo anche il sangue e l'idea che avrei potuto infettare un sacco di persone mi ha letteralmente distrutta. Non ricordo cosa ho fatto mentre aspettavo i risultati, ero come in un vortice oscuro pieno di angoscia e paura. Ho ripetuto gli esami per diversi anni per cancellare l'onta di questo incubo. Una sera appresi dal Tg regionale della morte del mio primo uomo in un incidente d'auto contro un albero. Non ho provato nulla, solo stupore di averlo saputo così.

Nel frattempo stavo con un ragazzo bisex: l'ho conosciuto a Trieste ed era dolce, carino e sensibile. Stavo bene con lui, era una persona che si occupava di me. Mi ricordo le serate a casa sua, i viaggi improvvisi, le scorribande con il passaporto in Jugoslavia. Volevo un figlio da lui, ma quando è stato lui a chiedermelo ho detto di no. In diversi anni di sesso con lui ho provato solo una volta l'orgasmo in una 500 sotto un ponte.

Con lui è uscita allo scoperto la mia omosessualità: andavamo la domenica sera alla discoteca "k4" a Lubiana. Lì, per la prima volta, ho visto persone dello stesso sesso che stavano assieme. Per gli uomini in quei locali è più facile trovare il piacere: una botta nei cessi, un giro in auto. Quanto l'ho odiato, ad un certo punto spariva con qualche ragazzetto, in un fugace giro in auto. Ed io rimanevo lì a bermi un paio di gin tonic, e guardavo quei video porno dove uomini si facevano altri uomini e non nego che provavo un desiderio perverso. E poi una domenica sera mentre bevevo qualche birra per stordirmi un po', ho conosciuto delle ragazze; con il mio inglese un po' stentato ho fatto amicizia, poi è uscita allo scoperto una ragazza che miracolo parlava italiano, mi ha raccontato di lei, aveva parenti vicino a dove abitavo io, ci davamo appuntamento domenica dopo domenica, finché una sera sono finita a casa sua. Ricordo che ci siamo toccate e, anche se eravamo un po' brille, ero felice di trovarmi tra le braccia di una donna e con la mia testa appoggiata sui suoi seni: non c'era paragone con il corpo di un uomo, così poco armonioso, al contrario di quello di una donna che è sinuoso, dolce... a volte potrei diventare cannibale! Visto che a quei tempi stavo a Trieste, alla fine ero sempre a Lubiana: viaggi solitari in auto, abbracci infiniti, sensi di angoscia per gli abbandoni quando dovevo tornare in Italia, tanta tristezza ma anche immensa gioia. Lei era completamente persa di me ed io in certi momenti mi sentivo a disagio. Le volte che veniva in Italia, abitavo ancora con i miei, ero terrorizzata che loro capissero che stavamo assieme. Dormivamo nella stessa stanza, ma non riuscivo a far niente con lei. Sì, avevo paura, una paura che mi immobilizzava senza scampo. Quante volte ci siamo lasciate, e poi siamo ritornate assieme con eterna promessa di amore e di vita in comune, ma io sapevo dentro di me, che questo non sarebbe mai accaduto.

Un giorno mi trovavo al campo da tennis e i miei occhi incrociarono quelli di un'altra donna più grande di me: la cosa che di mi attirò è stata l'infinita tristezza che esprimeva, me ne innamorai. La rivedevo e una voglia infinita mi prendeva, la volevo, dovevo liberarmi dai sentimenti che mi scuotevano su di lei. Una domenica pomeriggio, feci capolino al campo da tennis dove lei si trovava seduta impassibile, non mi importava di nulla: mi sarei dichiarata. E così feci. Lei non si scompose, ma mi disse con naturalezza che non era innamorata di me, io le risposi che questo non era il punto: io dovevo liberarmi da questa ossessione, dal desiderio che non mi lasciava scampo e che alla fine mi opprimeva. Ci lasciammo così. Lei mi richiamò per sapere come stavo, ne fui felice. Cominciammo a vederci, pensavo di farle un po' di tenerezza, anche se mi disse che ero stata coraggiosa a farle una dichiarazione di quel tipo. Una sera ero uscita in discoteca con gli amici, ma il pensiero di lei mi tormentava e così alle sei di mattina la chiamai: mi accolse nella sua casa e mi mise a dormire, le chiesi se voleva venire a letto con me e così fu. Da quel giorno passai un anno meraviglioso, mi sentivo finalmente felice. Una donna che amavo e tutta per me. Scontato era il luogo comune: si viveva una vita segreta, non potendo esprimere i miei sentimenti al mondo, fingere di essere qualcuno che non ero; il rapporto alla fine non si poteva che logorare e mi lasciò. L'inferno sopraggiunse, l'oscurità permanente nel mio cuore, l'abbandono non meritato, l'incubo della solitudine in un mondo che non mi apparteneva pieno di ipocrisie e falsità in cui io mi ritrovavo immersa nella melma senza scampo di poterne venire fuori. Per uscirne andai in analisi e così iniziai a percepire in modo consapevole la mia persona e com'ero veramente. In questo periodo ebbi la fortuna di conoscere una donna meravigliosa, che ho amato con tutta me stessa e di cui ho la certezza che mi abbia ricambiato di un amore pieno e completo; partiva dai piccoli gesti quotidiani per completarsi nel dolce atto sessuale. Era tutto così naturale fare l'amore con lei, volevo che i nostri corpi non si staccassero più. Accanto a lei mi sembrava di avere raggiunto il bene assoluto, la pace che tutti noi cerchiamo. Era una persona buona e pura che ha sempre cercato di perseguire il bene e le cose belle della vita. Sono stata fortunata a conoscere una donna così, ho ricevuto molto da lei. Ma poi le difficoltà della vita ci hanno separate ed ho sofferto, ma quello che mi ha dato è stato immensamente più grande.

Sì, ho avuto storie con donne ma tutte clandestine, per la maggior parte delle persone sono eterosessuale, pochi sanno di me. Ho deciso di recente di fare un passo verso la visibilità: mi sono iscritta all'Arcilesbica di Udine, frequento le feste che organizzano e il Deposito Giordani di Pordenone. Sento il bisogno di partecipare alle iniziative perchè questo mi fa sicuramente sentire meglio. Ho conosciuto molte ragazze che si impegnano per rendere più facile alle persone effettuare il coming out; si tratta di un impegno serio e costante che viene fatto con consapevolezza. Siamo persone che hanno il diritto di avere una vita senza pregiudizi, non farò proclami sul fatto che sono lesbica, ma non voglio più nascondermi. Non voglio avere storie con donne rimanendo nell'oscurità. Ho il diritto come tutti di vivere in maniera serena e alla luce del sole il mio sentirmi lesbica.

Se c'è un paradiso vorrei che assomigliasse ad un abbraccio infinito tra due donne.

 

 

 

 

 

 

 

 

Copyright ArciLesbica Udine 2006 - Versione 2.03

Sito ottimizzato per Internet Explorer con risoluzione 1024x768