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DAVIDE
...ho pensato a cosa avrebbe significato entrare in seminario, fare
quel mestiere... forse è stato proprio in quel momento che ho, con consapevolezza, ricostruito la mia vicenda anche
sessuale...
Io sono nato in un paesino sperduto della campagna barese, a circa una decina di chilometri dal capoluogo. Il mio è
sempre stato un paesino un po' triste perché, siccome avevamo Bari a dieci chilometri, non c'è mai stato né
un locale, né un cinema come si deve... Visto che bastavano dieci minuti per arrivare in città, nessuno aveva
interesse a creare qualcosa. Nonostante questo, il paese fa circa 50.000 abitanti, anche se da noi è considerato un
paesino piccolissimo dato che solo la provincia di Bari fa un milione e mezzo di abitanti, con Bari circa 450.000.
Sono arrivato a Pordenone nel settembre del 1998, quando avevo 22 anni. Ho seguito mio padre, che è venuto qui a
lavorare in una grossa ditta della provincia: il primo anno sono salito soltanto io, perché mio fratello stava finendo
l'ultimo anno di liceo, e poi l'anno successivo sono venuti anche mio madre e mio fratello.
Ho avuto una consapevolezza abbastanza piena di essere omosessuale dopo circa un anno e mezzo che ero qua. Quando ho
cominciato a prendere coscienza di me, ho ricostruito un po' tutta la mia vita e mi sono reso conto che anche quando ero a
Bari c'erano stati degli episodi che mi avrebbero dovuto far capire questa cosa. Però pensavo che tutto quelle cose che
mi accadevano fossero normali: ad esempio mi ero innamorato del mio compagno di banco del liceo che poi ha iniziato con me
l'università. Io ero praticamente perso per questo ragazzo, ero gelosissimo perché lui aveva la ragazza...
però tutto questo io pensavo che fosse normale, non l'avevo maturato con la consapevolezza di essere innamorato di lui,
non mi volevo convincere di quello che in realtà ero. In precedenza, quando frequentavo il liceo, anche alle scuole
medie, ho sempre avuto amori platonici per le ragazze: ricordo di essermi innamorato di due compagne di scuola, si chiamavano
Serena e Simona, però era amore platonico, non aveva nulla di fisico. Vivevo queste cose romantiche che non mi facevano
mai fare il primo passo, né tanto meno mi hanno mai avvicinato concretamente a una ragazza.
Prima di rendermi conto di essere omosessuale, ho passato una fase molto particolare della mia vita perché c'è
stato un momento, nel 2000, in cui pensavo di farmi prete. Io sono cattolico, credente, praticante, e c'è stato questo
momento in cui volevo entrare in seminario. Poi però ho preso coscienza di essere attratto dai ragazzi anche se non
c'è stato un momento preciso: dopo che avevo meditato di fare quella scelta, ho rivisto tutta la mia esperienza
precedente, la mia vita, ho pensato a cosa avrebbe significato entrare in seminario, fare quel mestiere... forse è
stato proprio in quel momento che ho, con consapevolezza, ricostruito la mia vicenda anche sessuale. Ormai è un
ricordo vago, come se l'avessi cancellato: è durato un anno e mezzo di travaglio perché era una cosa che non
riuscivo ad accettare.
Come mi pongo nei confronti della posizione ecclesiastica verso gli omosessuali? Sicuramente in maniera molto critica. A me
non piace l'idea che si ha generalmente nel mondo omosessuale per cui i cattolici sono una mandria di pecoroni che seguono
il papa, perché non è assolutamente così. Intanto la chiesa, nel concilio vaticano II, è l'intero
popolo di Dio: la chiesa non è il papa... la chiesa è Ratzinger, ma sono anche io la chiesa. La gerarchia
ovviamente è quella che emerge di più perché comunque guida la chiesa, quindi è chiaro che la
posizione della gerarchia è quella che pone il dictat. Ad ogni modo a me scoccia essere sempre paragonato a un caprone
che segue il dictat, non è così. La mia fede non ha come principio unico il papa, il cattolicesimo non è
il papa, è Gesù Cristo, Dio che s'incarna. Il fare della religione cattolica un tutt'uno con il papa e Ruini,
mi pare uno stereotipo più che una forzatura. Ecco perché io vivo la mia condizione di cattolico credente
omosessuale, in maniera molto critica, ma non da frustrato certamente... Mi fa malissimo sentire certe cose, mi fa male sapere
che gli omosessuali dichiarati non possono entrare in seminario, però d'altra parte io ho una speranza grandissima nei
confronti di Cristo e del suo messaggio, che è un messaggio d'amore, di accoglienza, di tenerezza. Questo è
ciò che fonda una fede, non il seguire il papa. Il fatto che la gente decida di non essere cattolico perché non
vuole "obbedire" a certe leggi morali è una cosa che mi dispiace tantissimo perché vuol dire che non si va in
fondo. Io non farei mai una cosa del genere, non è quello il senso del mio credere... se io scoprissi un giorno che
Gesù Cristo non è mai esistito, o che è stato un uomo come tanti, allora sì, deciderei di non
essere più cattolico, perché non avrebbe più senso.
Di fatto la mia posizione mi pone al limite: io per la chiesa sono un peccatore, non potrei, da omosessuale, andare a fare
la comunione. Questo è un dato di fatto, però poi lì subentra una scelta personale... La morale dice che non
è che se tu sei omosessuale non puoi comunicarti... ma non puoi prendere l'eucarestia se vivi il rapporto carnale
con un'altra persona del tuo stesso sesso. Quello è un peccato mortale.
Io credo comunque che pian piano possa contribuire anch'io a cambiare qualcosa all'interno della chiesa. E' facile dire:
«Mi tiro fuori...», anche se la tentazione è forte. Da anni ad esempio collaboro con i ragazzi di diciotto, diciannove
anni all'interno della mia parrocchia e anche con loro io cerco di costruire una cultura che non è di omofobia, è
di tenerezza nei confronti di chi vive certe condizioni anche di difficoltà. Creo con loro una certa cultura, un certo
modo di essere, che secondo me è fondamentale. E' importante che questi ragazzi maturino questo senso del rispetto,
dell'accoglienza.
Dopo che ho abbandonato l'idea di entrare in seminario, c'è stata una fase in cui ho cercato di entrare in quel mondo
che avevo tanta paura di affrontare, e anche questo è stato un momento molto complicato perché avevo una paura
tremenda di essere scoperto e di incontrare persone che erano come me.
Ho cominciato a frequentare questo mondo tramite internet: ricordo che il primo contatto che ho avuto è stato con
un ragazzo di Roma, Stefano. Avevo trovato un suo messaggio su una rubrica di annunci, dove lui diceva che cercava amici.
E' stato molto carino alla fine: ci siamo scritti per quasi due anni in pratica, in modo molto intenso, e in tutto questo
tempo non era mai venuto fuori il fatto che fossimo entrambi omosessuali. Ognuno di noi aveva timore a dire: «Guarda che io
provo attrazione per i ragazzi», anche se inconsciamente lo intuivamo... però me ne sono reso conto solo quando l'ho
visto di persona. Ed è stata una cosa decisamente devastante per me, perché lui era molto effeminato nei modi
e questa cosa mi ha terrorizzato. Lui racchiudeva perfettamente l'immagine che io non riuscivo ad accettare e per me è
stato traumatico, infatti da quella volta non ci siamo più sentiti. E' stato un piacevole pomeriggio, però mi
vergognavo da morire, proprio non riuscivo ad andare in giro con lui.
Dopo di allora ho conosciuto un altro ragazzo, qui a Pordenone, ed è stata la cosa più spaventosa della mia
vita: un conto è conoscere qualcuno a Roma, che vive a centinaia di chilometri e non te ne frega niente, un conto
è conoscere una persona che vive nella tua città... E infatti quella volta rinviai due volte l'incontro per
paura, ma alla fine presi coraggio e lo incontrai: anche in questo caso fu un trauma perché pure lui era un po'
effeminato e, come per il ragazzo di Roma, da quella volta non l'ho più rivisto, non avevo più il coraggio di
uscirci. Adesso per fortuna sono cambiato molto: il mio terrore verso gli effeminati era dovuto allo stereotipo che io avevo
e che avevo paura di essere. Ognuno vive il suo modo di essere omosessuale in modo diverso, così come il travestito,
il bisessuale, ecc... ognuno vive come meglio crede, se iniziamo a discriminarci anche tra di noi è la fine!
Ad ogni modo allora decisi di non incontrare più nessuno, ero davvero terrorizzato, però cominciai lo stesso a
chattare su internet con Mirc e dopo un po' lì ho conosciuto il mio primo ragazzo. Ci siamo incontrati il giorno dopo il primo
contatto in chat ed è stato un po' un colpo di fulmine: dopo un paio di uscite infatti, ci siamo messi insieme. Lì
ho sperimentato per la prima volta la fisicità di un rapporto omosessuale... è stata la prima volta che ho baciato
un ragazzo, la prima volta che ho fatto sesso con un ragazzo. Com'è stata la prima volta che ho baciato un ragazzo? Una
cosa stranissima, non saprei dire... ero felice. Mi aveva lasciato un po' così a dire il vero... io ho una visione del bacio
molto romantica, mentre tutti quelli che ho baciato sono partiti subito con la lingua... mi aveva lasciato un po' perplesso
questa cosa, però alla fine è stato piacevole.
Ai miei genitori non ho mai detto che sono omosessuale, forse l'hanno intuito, ma non ne abbiamo mai parlato ufficialmente.
Ho sempre pensato che se dovessi dire questa cosa ai miei, dovrebbero sapere anche altre cose di me che non sanno... di
carattere siamo tutti più o meno introversi in famiglia per cui non c'è mai stata una condivisione profonda di
certe cose. In questi anni ho sempre preferito dirlo ai miei amici più cari, e questo mi è più che
sufficiente, in questo momento non ho altre aspettative. Quasi tutte le reazioni dei miei amici sono state di grande affetto,
abbracci... e di fatto un miglioramento sostanziale nel rapporto. Con un mio amico invece no, all'inizio lui non l'ha presa
molto bene: il giorno dopo non riuscivo nemmeno a guardarlo negli occhi, era molto imbarazzante. Poi però si è
sistemato tutto e ancora adesso ci sentiamo... Ad ogni modo sono più restii i ragazzi ad accettarlo, le ragazze no,
non gliene frega molto... i maschi la prima cosa che fanno è immaginare te a letto con uno oppure che vai lì e ci provi
con loro. Le ragazze invece sono un po' meno schematiche e più comprensive.
A un certo punto della mia vita ho detto: «Perché a Pordenone non dev'esserci un punto di ritrovo, di incontro?».
C'è anche da dire che durante il mio percorso ho conosciuto pochissime persone di Pordenone, quasi tutti quelli che
conosco sono di Udine, e non riuscivo a capire perché. Mi dicevo: «Cazzo, ma ci sarà un po' di gente anche a
Pordenone...». Così siamo partiti con l'idea di proporre una sede dell'arcigay anche qua e devo dire che questa esperienza
è stata molto significativa e importante, al di là di tutto, perché siamo riusciti in qualche modo a
creare un gruppo di gente più o meno fisso agli incontri, anche se abbiamo cominciato solo un mese e mezzo fa. Secondo
me questa è una cosa bellissima perché così pian piano avremo modo di conoscerci meglio, approfondire le
amicizie, confrontarci su certi argomenti che non hai la possibilità generalmente di fare. Sono molto contento di quello
che è stato fatto finora e di come sta evolvendo la cosa. Adesso che chiudiamo per il periodo estivo c'è chi
è dispiaciuto perché non si farà niente per un mese, chi si è scusato per non essere venuto un
paio di volte e mi chiede di avvisarlo subito quando ripartiamo... sono piccole cose che ti fanno pensare: «Ma allora vuol dire
che c'era veramente bisogno...». Si costruiscono così quelle piccole reti tra le persone che fanno benissimo secondo me.
Di fatto altrimenti che punti di incontro hai se non la chat, i luoghi di batteggio, i locali o gli annunci? E in quei luoghi
perdi tante cose, secondo me, la possibilità di crearti relazioni, amicizie, la possibilità di confrontarti su
certi temi. Non ci sono, ad oggi nella nostra realtà, delle possibilità di incontro come questa, soprattutto per
guardarsi in faccia: è stato un salto di qualità per quanto mi riguarda. Io non sono una persona che frequenta i
locali perchè non mi piacciono le discoteche, e sono contento che sia nata questa sede, perchè finalmente ho la
possibilità di guardare in faccia le persone e poterci discutere, senza avere il timore di dire: «Oddio, gli
piacerò?... mi piacerà?», perché non è quello il fine. E' molto importante aver creato questo
luogo, questo momento, anche se siamo in pochi, perché poi la voce si diffonde alla fine. Ma anche se la gente passa
di sfuggita, viene una sera e poi non viene più, non ha importanza: l'importante è che le persone sappiano che
c'è. Poi può essere condiviso o no, qualcuno può sentirsi ghettizzato, ognuno ovviamente ha la sua
opinione rispetto a questo.
Cosa ne penso dei Pacs? Sono assolutamente a favore, è uno scandalo che l'Italia non abbia una legge sui Pacs. Per
quanto riguarda il matrimonio invece è un discorso diverso: c'è stata una fase della mia vita in cui ero molto
scettico rispetto al matrimonio, perché in effetti se tu vai alla radice il matrimonio è il luogo in cui un
uomo e una donna creano una famiglia con dei figli. Se vogliamo fare una cosa uguale per gli omosessuali io sono d'accordo,
però magari la chiamerei in un altro modo: forse per preconcetto, nella mia mente il matrimonio è una certa cosa,
diversa rispetto a quello che può esserci tra due persone dello stesso sesso. Non è una forma discriminante,
è proprio che oggettivamente sono due cose diverse.
Poi però si può fare un discorso molto più legato al senso religioso che al matrimonio come forma
giuridica: qui si parla del sigillo di Dio all'amore fra due persone, e questa cosa secondo me deve valere anche per le
coppie omosessuali. E' inconcepibile per me che non ci sia: l'idea che non ci sia un sigillo divino all'amore tra due persone,
che siano eterosessuali o omosessuali, è destabilizzante... Io credo che l'amore tra due persone sia qualcosa di divino,
che avvicini tantissimo l'uomo a Dio e sono dell'idea che sia naturale che, anche tra due persone dello stesso sesso che si
amano, ci sia un sigillo di questo genere. Non è fondamentale…voglio dire, due persone si amano lo stesso anche senza
il matrimonio, però sarebbe bello avere un'ufficialità in questo: sapere che c'è un rito che dice:
«Guardate che il vostro amore ha un qualcosa di più ufficiale». In sostanza quindi io sono d'accordo al matrimonio tra
omosessuali in chiesa, però a livello giuridico, a livello di stato, lo chiamerei in un altro modo.
Per quanto riguarda le adozioni non sono a priori contrario. Però non vorrei che diventasse un discorso egoistico:
sono molto più preoccupato a capire, se un domani dovessi adottare un bambino, se questo bambino dovesse avere delle
difficoltà anche a livello di società, se verrebbe accettato oppure no. Io sarei molto più preoccupato
della salute del bambino piuttosto del mio desiderio di avere un bambino. Non sono contrario a priori, però ci penserei
bene...
Se credo nei rapporti di coppia tra omosessuali che durano tutta una vita? Certo che sì, e conosco anche dei ragazzi che
stanno insieme da tanti anni. Da questo punto di vista sono molto idealista, sono convinto che si possa costruire un rapporto
molto duraturo tra due persone dello stesso sesso. Ma poi non farei differenza tra eterosessuali e omosessuali, perché
l'amore è unico, nel senso che anche tra gli etero, anche se si sposano, non è detto che rimangano insieme per
sempre... è la stessa cosa. Dipende da come uno crede nell'amore, da cosa lo spinge ad amare una persona.
Quanto conta il sesso nel rapporto tra due uomini? Conta, sarei ipocrita se dicessi il contrario... il sesso fa parte di una
persona e di un rapporto a due. Non è totalizzante, è ovvio. In tutta la mia vita ho fatto del sesso per il
gusto di farlo solo un paio di volte e non riuscirei a stare con una persona un mese solo perché con questa persona ci
vado a letto, ma il sesso conta comunque molto, un cinquanta e cinquanta direi. Una persona ti deve piacere anche fisicamente,
è ovvio. Anche nelle chat ad esempio, secondo me non è vero che cercano tutti soltanto sesso... la chat è
un modo efficace per soddisfare un bisogno immediato: scopare... ma dietro questa persona che vuole soddisfare le sue voglie,
non è detto che ci sia soltanto quello. All'inizio anch'io ero molto scoraggiato, credevo che tutti volessero solo una
cosa, ma poi mi sono dovuto ricredere... ovviamente c'è sempre chi cerca solo sesso mercenario, ma non tutti comunque.
L'augurio che vorrei fare a tutti quelli che scoprono la propria condizione è che, anche se all'inizio può
sembrare dura accettarsi e vivere certe situazioni, arriva un momento in cui è bello vivere se stessi. La fase in cui
vivi con serenità il tuo essere omosessuale è la fase più bella... e arriva. Se ce l'ho fatta io, ce
la può fare chiunque... Io sono molto orgoglioso del fatto che ho superato quel gradino da solo: una cosa che mi da
speranza e che mi fa pensare che davvero ce la possono fare tutti. Alla fine arrivi davvero a vivere con serenità
la tua vita.
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