.:  LE NOSTRE STORIE  :.

 

GIUSI

«...sarebbe splendido avere dei figli, se non li faccio io!

Io sento di più l'istinto paterno...»

 

I miei rapporti con la famiglia sono molto drastici; non c'è dialogo, non ci si parla, è sempre stata una lotta continua ma questo a prescindere dal mio orientamento sessuale.

Per quanto riguarda mio fratello, ha scoperto di essere gay dopo di me nonostante lui per primo abbia avuto una storia e io invece cerchi ancora una ragazza (vabbè, piccoli dettagli tecnici...). Io comunque ero consapevole già da prima: reprimevo questa cosa non tanto perché avessi paura della mentalità della gente, ma perché avevo problemi familiari molto più gravi. Cercavo di farmi assolutamente una vita "normale": nonostante mi piacesse la compagnetta di banco (a dieci anni), mi imponevo che mi piacesse anche il compagnetto di banco.

A parole mi piacevano gli uomini, poi con i fatti dimostravo tutt'altro. Per me era più naturale avere un uomo perché alla fine desideravo una famiglia, una storia normale, per concretizzare il mio tipo ideale di famiglia. Ho sempre avuto la voglia del legame familiare forse perché, alla fine, nella mia non c'era assolutamente unione: mio padre non si parlava con i fratelli, mia nonna non si parlava con i figli, io non parlavo con mio padre; è sempre stata una lotta continua di generazione in generazione...

I primi amici li ho avuti a circa 18 anni un po' perché mi chiudevo in me stessa per via della mia omosessualità, e poi perchè dicevo che mi piaceva l'uomo anche se poi sapevo che andavo a cadere sempre sulle donne e questo mi escludeva dagli altri; un po' ero io ad escludermi per le condizioni familiari che avevo: nella mentalità ristretta della Sicilia se tu hai un genitore malato (di una malattia neurologica) automaticamente sei malato anche tu.

Mio fratello, quando ha scoperto della mia preferenza per le donne, ha subito pensato fosse dovuto ai problemi in famiglia nonostante abbia sorelle eterosessuali tranquille.

 

Ora vivo la mia vita molto tranquillamente, non ho problemi di visibilità. Se mi accetti bene, altrimenti non è un problema mio. Ho imparato a viverla un po' così.

In Sicilia ero un po' meno visibile, non avevo tempo per altro perché era più facile scappare dai problemi e nascondersi dietro alla malattia di un genitore o di chiunque altro. Lì mi sono dichiarata con alcune amiche tra cui anche un'insegnante, senza aver mai perso le amicizie. Solo quell'insegnante si è fatta sentire per un breve periodo (due, tre settimane) per poi sparire nel nulla. Presumo che sia stato per quello, poi, vabbè, non si sa...

 

I miei parenti sanno di me, mia nonna sa di me (lei ha ottant'anni!); mi sono sempre posta con la gente in modo che non abbia paura di me. Quando ho iniziato a lavorare qui a vent'anni vedendomi dicevano: «Non è che magari sarai lesbica?». E io lì rispondevo: «Può essere...» è che era tutta invidia perché magari io avevo più donne di loro. E così si calmavano.

In realtà non avevo paura dei loro insulti, avevo sempre la risposta pronta quindi zittivo subito chiunque volesse fare il bulletto!

 

Se mi ha insegnato qualcosa essere così? Se mi ha aperto di più? Nel corso delle mie vicissitudini familiari con la sofferenza ho imparato che nulla è sbagliato nella vita a meno che non sia reato, ovviamente. Quindi ho vissuto tutto con molta tranquillità. Ho visto che se tu ti accetti con molta serenità, anche gli altri ti accettano con serenità. Anche con persone che non conosco se vedo passare una bella ragazza dico: «Beh, però quella...». Non mi ritiro dal complimento, e vedo che la gente non fa problemi per questo.

 

Ho eliminato la paura del giudizio degli altri ancora quando ero piccola. Per il fatto che i parenti di mia madre si vergognavano di lei per via della malattia... non volevano che entrasse nel loro condominio quando c'era gente per le scale; si vergognavano di dire: «Questa è mia sorella». Secondo me è ancora peggio avere dei pregiudizi contro la malattia piuttosto che contro l'omosessualità o altro.

 

In passato sono stata in giro per Pordenone, mano nella mano, con una mia collega di lavoro che è stata la prima persona della quale mi sono innamorata perdutamente. Tranquillamente in birreria, baciandoci in centro a Pordenone... Ho ottenuto la reazione di due vecchiette che ci hanno guardate e ci hanno detto: «Brave, brave». O erano lesbiche anche loro oppure hanno apprezzato il fatto che non ci nascondevamo. Poi alla fine, quando io e questa mia amica entriamo nei locali o nei negozi abbiamo un rapporto del tipo: «Amore, questa come mi sta?», e le commesse si divertono, si fanno due risate e dicono: «Bon, vedi cosa ne pensa lei». Mai avuto giudizi di razzismo o simili... secondo me dipende da come la vivi tu. Se tu vai in giro con la tua morosa e cominci a dirle: «Non toccarmi, non guardarmi...», la gente automaticamente la vede come una brutta cosa, no? Io conoscevo una coppia di ragazze, una delle due ha sorriso a una donna al parco e la morosa le ha detto: «Non permetterti di sorriderle che la gente ci guarda». Quando in realtà posso sorridere anche all'amico... oppure, perché no, alla persona che amo o anche a chi non conosco, solo così per regalare un sorriso ogni tanto!

 

Mi è capitato diverse volte di preparare qualcuno alla confessione della mia omosessualità ma è stato sempre un vero disastro! Era come se confessassi un omicidio e la gente la prendeva male; ora lo dico e basta o meglio mi comporto come sempre nella normalità, e quando la gente lo capisce la prende bene poiché io sono la prima a viverla normalmente!

 

Per me fare solo sesso con una ragazza non è sufficiente: voglio qualcosa di più concreto, una persona con la quale ridere, scherzare, con la quale stare semplicemente abbracciate sul divano. Andare, come fanno in tante, in discoteca e rimorchiare e fare una notte di sesso, alla fine a me non ha dato nulla. Mi ha solo fatto spendere 20 euro di benzina e 15 di biglietto d'ingresso.

Io sono per il concetto di famiglia non necessariamente con un figlio (anche perché poi se lo farebbe lei il figlio...). Che poi cominci come un'avventura, ben venga, anche perché il giorno dopo che si sta assieme non puoi chiedere alla tua compagna: «Dai amore, mettiamo su casa!». Comunque bisogna iniziare un po' alla volta e poi magari cominciare con qualcosa di più concreto.

 

Se mi manca una compagna? Che mi manchi qualcuno accanto penso sia normale anche perché mi sento "vecchia". Quando hai vent'anni puoi pensare di fare cazzate ma va bene così perché sei giovane. A trenta è come se ne avessi cinquanta per le responsabilità familiari che ho dovuto affrontare e quindi ora cerco una storia seria. Che mi stia vicina anche quando ho bisogno, quando sto male e a cui soprattutto stare vicina io, proteggerla e darle tutto ciò di cui ha bisogno!

Ho preso una caterva di due di picche però alla fine mi sono resa conto che sono andata in cerca delle persone sbagliate che mentalmente erano ancora piuttosto infantili.

Ho visto che a questo mondo se non hai minimo cinquant'anni, non cerchi nulla di serio... Giri nel nulla, te ne vai ancora in discoteca. Quindi o sei seria a vent'anni e ti trovi una morosa con la quale stai anni oppure cambi morosa come cambi scarpe.

Anche le lesbiche non sono proprio fedeli come si dice... è come negli etero: c'è il fedele e c'è l'infedele.

Anche per quanto riguarda la mia collega di lavoro che mi diceva: «Io sono fedele». Non sei tanto fedele se stai con il tuo moroso da dieci anni, convivi con lui e poi vieni a baciare me. Perché l'infedeltà non è per forza andare a letto insieme. E' anche avere una relazione con un'altra persona anche se poi non si finalizza al sesso. Se io mi innamoro di una persona, anche se questa non mi ricambia, ci perdo anni dietro! Finchè l'amo vedo solo quella persona e non vedo altro, quindi sono assolutamente fedele. Una volta mi sono innamorata e mi è durata sei anni! L'ultima un anno e mezzo (per la quale sto ancora male) e spero ancora che questa persona cambi idea su di me.

 

Se riuscirei a perdonare un eventuale tradimento della mia compagna? Bella domanda! Non lo so. A prescindere che odio i tradimenti di qualsiasi tipo, dal lavoro all'amicizia all'amore, io sono una persona piuttosto sincera. L'idea che tu mi tradisca mi fa impazzire, non lo concepisco. Preferisco magari che tu mi dica: «Guarda, ero in discoteca, ho bevuto qualcosa di più, poi, cazzo, è successo, però non so neanche come si chiami». Magari m'incavolerei come una iena, però riuscirei a perdonare. Se tu invece mi dici: «Ho una relazione con questa persona da un mese, una settimana...», no, lì non riuscirei a perdonare perché quella non è stata l'avventura del momento.

Un esempio: una mia amica mi raccontava balle per vedere un'altra amica in comune quando poteva semplicemente dirmi: «Guarda, non esco con te perché vedo quell'altra». Naturalmente mi sarei comunque incavolata. Per una bugia potrei chiudere qualsiasi rapporto!

 

In passato ero all'interno del direttivo dell'ArciLesbica Udine ma poi me ne sono tirata fuori. All'inizio facevo piccole cose come dare una mano per organizzare le feste anche perché venendo da Cordenons (Pordenone) non potevo essere tanto attiva. Poi mi sono ritirata visto che la soluzione era o rimanere nel direttivo ma come "ripiego", oppure starne fuori. Io ho scelto l'opzione "fuori" sempre però con la possibilità di dare comunque un aiuto. Ho scelto di starne fuori per problemi di lavoro e anche per la distanza da casa.

 

Qualche iniziativa in più da parte dell'associazione non farebbe male. Questo lo noto un po' in generale. Calcolando però che la nostra è un'associazione di volontariato e ognuno ha i suoi impegni e le sue crisi, diventa difficile conciliare il tutto. Essendo volontariato, la prima cosa che metti da parte è quella. Non puoi mettere da parte la famiglia, non puoi mettere da parte il lavoro, e allora automaticamente rimane il volontariato. Si potrebbe fare qualcosa di più a livello di incontri, di feste. A parte il fatto che vedo che l'ArciLesbica tante volte si è proposta di organizzare feste o altro, però alla fine succede che tutti si lamentano o non si presenta mai nessuno.

Le iniziative base dell'associazione secondo me devono essere quelle di raggruppare la gente oltre alle conferenze: sono interessantissime però vedi che a tante ragazzine di vent'anni non gliene frega niente di un epidemiologo! E allora dovresti fare un qualcosa che sia utile e dilettevole. Per esempio, facciamo una festa e alla parete del locale attacco qualcosa di culturale o istruttivo. Perché loro (le ragazzine) alla fine cercano la musica, la discoteca, il divertimento. Anche perché, non pensano mai di poter contrarre qualche malattia. Dicono: «Ah, che me ne frega, tanto io non mi becco l'AIDS, io so con chi vado», ma in realtà non puoi mai conoscere una persona sino in fondo tanto meno tutte le persone conosciute dagli amici.

 

Non so se sia per via della paura da ghettizzazione o meno, se le ragazze non vengono agli incontri dell'ArciLesbica. Alla fine a Pordenone un buon 90% delle ragazze che giocano a calcio sono lesbiche che escono solo tra di loro, fanno gruppo a sé in birreria o dove vuoi ma non le vedi alla festa dell'ArciLesbica se no si sentono riconosciute. Allo stesso tempo però si tengono per mano per il centro, e lì non è che sei meno riconosciuta. Quindi è solo questione di mentalità. Secondo me dipende da come la vivi in famiglia. Poi ci sono quei genitori che dicono: «Se mio figlio è gay lo ammazzo». Tra i quali anche mio padre. Anche se poi ne ha avuti due in famiglia e non ha fatto niente. Però tanti partono con il presupposto: «Non posso dirlo perché è sbagliato». Se tu non fai nulla per far capire alla gente che non fai niente di male, la gente continuerà a pensare che tu stai facendo davvero qualcosa di male! Anche perché ti vedi di nascosto, esci di nascosto, cioè vivi una seconda vita che io non riuscirei a vivere. Mi bloccherebbe parecchio perché ho visto quanto stavo male quando ero etero per gli altri, ma non per me, con il fatto che gli altri continuano a farti domande alle quali non puoi rispondere.

Alla fine, quindi, siamo noi (gay e lesbiche) che dobbiamo far capire agli altri che non facciamo niente di male. L'esempio lampante ce l'abbiamo durante il Pride dove si trova la gente vestita in ogni modo, come quelli che si vestono in pelle o con le piume e la gente non vede nient'altro, la gente ignorante si ferma solo su quello... e non va a vedere che c'è anche il dipendente della banca o la maestra della scuola che in realtà può essere gay o lesbica.

Io nel mio piccolo ho raggiunto quello che voglio nel senso che noto di non avere pregiudizi nei confronti di nessuno.

 

Sono andata a vivere da sola a vent'anni solo per lavoro, non per altro. Dalla Sicilia sono venuta qua a Pordenone. In quel periodo non avevo nessuna vita omosessuale. Il mio obiettivo era quello di crearmi una base, che mio padre non mi aveva creato da piccola: solidità economica e stabilità mentale. Non uscivo per locali né etero né omo perché non me ne fregava nulla. Poi però quando mi sono detta: «Cavoli, alla fine ho la mia stabilità economica, ho la mia vita, ora pensiamo anche a viverla questa vita». Mi ricordo che la prima volta per andare in un locale gay a Pordenone, sono andata in un night bruttissimo perché era solo per uomini e c'erano solo dark room. Entrata nel locale il proprietario mi fa: «Siamo solo uomini!». E io: «Che culo!». Poi bevo una birra e per caso mi appoggio a una bacheca dove c'erano degli annunci e tra questi c'era l'annuncio di una ragazza che cercava amiche per andare in discoteca; magari sai, per guidare in due, tre. Ho risposto, ma è durata poco questa amicizia perché alla fine erano persone più grandi di me e poi il loro intento era quello di prendere la macchina e correre a Padova, a Verona ecc... solo magari per fare una notte di sesso e poi tornare a casa. Non era la mia vita, non era il mio stile. L'ho fatto solo per un po' e poi ho smesso. Poi ho saputo del "No Fun" a Udine, ho cominciato a frequentarlo e lì ho conosciuto alcune ragazze che non facevano neanche parte del direttivo; Da lì ho cominciato ad "autoinvitarmi" alle varie attività. Ora a distanza di tre-quattro anni sono soddisfatta, conosco tanta gente e per il mio compleanno ho ricevuto 150 messaggini! Invece una mia amica che è nata qua mi dice che se riceve quattro auguri per il suo compleanno è anche tanto.

 

Nelle mie amicizie sono molto selettiva perché non devono far parte certi tipi di persone del tipo i superficiali, gli alcolizzati, i drogati. Fai quello che vuoi della tua vita, però non entri nella mia perché non ho niente da dirti. Se poi mi capita al bar di trovarmi davanti quella persona di cui non ho un buon giudizio, non è che non le rivolgo la parola. All2inizio sono diffidente poi potrebbe anche nascere una bella amicizia.

 

Siamo tre femmine e un maschio in famiglia. Di me sanno tutti compresa mia nonna e non ho avuto problemi. L'unica è stata la sorella più piccola che si è incavolata ma non perché sono lesbica piuttosto perché non gliel'ho detto prima.

Ho una famiglia di mentalità aperta. Mio fratello è sempre stato il prediletto di mio padre anche se non so perché gli proibiva di portarsi il moroso a casa. Anche se poi succedeva che il moroso lo portava lo stesso e papà non gli hai mai rotto le balle.

Io non ho mai avuto la morosa. So però che anche a me mio padre dice di non portare la morosa a casa sua. Io però gli dico: «Stai tranquillo, tanto non me la dà nessuna!».

Mi ricordo anche la reazione dei miei zii dai quali mio fratello portava sempre i suoi morosi; a me una volta hanno detto: «Dai, porta anche tu la morosa!». E io: «Non ho nessuno!». Loro invece vorrebbero che portassi qualcuno a pranzo o a cena soprattutto alle feste. Quando troverò qualcuno magari...

 

Più ti nascondi più la gente considera quello che fai sia un reato. E' come se ti nascondessi perché stai facendo qualcosa di brutto. E quindi, dal momento che molta gente è ignorante, dice che se ti nascondi sai che essere omosessuale è sbagliato. Io la vedo così. Facendomi vedere faccio capire che non sono nell'errore. E poi comunque poco cambia. Single ero prima, single rimango.

 

Differenze tra il nord Italia e il sud? Io vedo differenze nel mondo amicale e sentimentale nel senso che la gente in Sicilia ti sfrutta ed è molto calorosa quando ha bisogno di qualcosa. Nel momento che tu, per esempio, sei in una comitiva di quindici e non ti puoi spostare perché non hai macchina, non esisti. Invece qui è diverso. Ognuno ha la propria macchina, ha la propria indipendenza e se sei amico sei amico. Anche qui ci sono le persone false, però sono molto in minoranza. Io qui ti chiamo perché mi fa piacere vederti, in Sicilia perché hai la macchina e se non hai la macchina stai tranquillo che non ti chiamo più. E tra l'altro magari neanche ricevo la chiamata ma lo squillo così tocca chiamare a me. Quindi la Sicilia è molto ospitale, molto calorosa ma perché la gente secondo me ci vuole guadagnare qualcosa. Io sono rimasta amica di alcune ragazze quando ero giù solo esclusivamente perché avevo un lavoro, una macchina. Per cui andavo giù in Sicilia come se arrivasse lo "zio d'America" e offrivo il panino a tutti o il cinema. Quando sono rimasta senza macchina, non mi hanno più cercato. E quindi ho tagliato i ponti. Invece qua se non hai dieci euro per la pizza ci si aiuta e magari me li torni la prossima volta. Secondo me la gente è più sincera: se non gliene frega niente di te non ti segue. Se invece gliene frega continua a chiamarti, a cercarti. Preferisco mille volte la mentalità di qua.

 

Su razzismo o altro io non ho avuto problemi neanche giù, nel senso che giravo per i locali a Catania tranquillamente, e questo anche per quanto riguarda mio fratello e il suo moroso. Tante volte andavo con loro che si tenevano mano nella mano sul lungomare. Ogni tanto passa quello cretino che ti guarda strano ma non riesci mai a capire se ti guarda per l'abbigliamento, per quello che fai, per quello che dici o semplicemente perché non ha mai visto la tua faccia. Poi, secondo me, spettegolano molto di più se vedono una ragazza con mille uomini piuttosto che una ragazza lesbica. Questo per quanto riguarda il mio paesino... Poi a Catania penso che la gente non ci faccia più neanche caso, anche perché ormai ci sono le associazioni ArciGay e ArciLesbica e addirittura a Catania c'è la discoteca gay più grande della Sicilia. E' una discoteca che prende tutta la pineta. Vengono anche da Palermo... Minimo minimo fai seicento persone.

 

Giro poco a Pordenone perché alla fine ho trovato tutti gli amici a Udine e a Trieste, per cui sinceramente Pordenone la vivo poco. La vivo al lavoro e mi trovo bene anche perché con i colleghi nuovi non c'è mai stato nessun segnale di razzismo. Ho trovato molto più razzismo nel senso uomo-donna per dire: «Tu sei donna e non mi comandi», piuttosto che nel senso etero o gay.

 

Io uso poco la parola gay o lesbica nel senso che tu lo capisci lo stesso perché dico: «Cavoli che bionda! Le darei una botta!». E' successo che dicessi apertamente del mio orientamento, ad esempio con la mia estetista perché dopo sei, sette volte che andavo mi chiedeva sempre: «Allora non hai trovato ancora il moroso?». Io le ho risposto: «Guarda, io sono lesbica, sono omosessuale, non ho il moroso». E lei: «Ah! E allora trovati la morosa!».

 

Se ho mai pensato che un giorno mi potrebbe piacere anche un uomo? Non lo escludo. Se magari un uomo ha le caratteristiche mentali che possano prendermi... Non vado in cerca di un uomo: nell'uomo vedo l'amicizia o addirittura nulla. Proprio a livello di pelle mi sento lesbica. Ho provato a baciare un uomo che tra l'altro lo sentivo come amico; eravamo molto legati; quando l'ho baciato mi sono sentita "gay" ossia un uomo che baciava un uomo. Il destino deciderà... nulla è da escludere però so che non vado in cerca.

 

Se penso che sia diffuso questo tipo di mentalità, ossia il fatto che l'orientamento sessuale di una persona possa cambiare? Non lo so, anche perché secondo me tante lesbiche pensano che potrebbe piacergli un uomo però non lo ammettono; nel senso che piuttosto che ammettere questo potrebbe declassare l'idea di essere lesbica: «Cavoli, se lo dico la gente pensa male, magari comincia a vedermi tipo bisessuale», e in realtà è una gran cavolata. Non escludo niente nella vita. Il fatto però è che mi sono sempre innamorata di donne. Ma se un domani, che ne so, trovo un uomo dolce, simpatico, carino e anche stronzo del quale mi perdo, va a farsi benedire tutto. Alla fine penso che ti innamori della mente e dell'anima, non tanto dell'aspetto fisico.

 

Che cosa penso del fatto che ci siano alcuni che fanno parte del direttivo ArciLesbica ma che non sono visibili? Per fare parte del direttivo, un minimo di visibilità devi averla, però se non sei visibile ma dai una mano costante, ben venga anche quello. Non lo vedo come un grosso problema. E' normale che se sono il presidente dell'associazione e non sono visibile il problema c'è, ma se sono il contabile e non sono visibile poco importa. Quindi, secondo me non è un grosso problema. Dipende dalla funzionalità che hai all'interno del direttivo. Più che altro bisogna vedere perché non sei visibile... perché se hai una situazione familiare e lavorativa che non te lo permette è un discorso, se non sei visibile perché hai paura è un altro discorso.

 

Sulla questione figli? Sarebbe splendido avere dei figli, se non li faccio io! Io sento di più l'istinto paterno. Per cui avere un bambino da portare al parco, da insegnargli qualcosa, ben venga! Farlo no. Anche perché mi sono resa conto soprattutto al corso di accoglienza con la psicoterapeuta Graglia, che io mi sento più uomo dentro. Il bambino lo porto al parco ma poi il pannolino glielo cambi tu!!

 

Per quanto riguarda le altre, penso che se uno ha l'istinto materno e può dargli tutto l'amore che un bambino gli chiede, ben venga. Anche perché è inutile dire che i genitori devono essere papà e mamma, quando papà e mamma etero, quindi "genitori giusti" (da quello che si sente al telegiornale) uccidono il figlio. Alla fine se sono due papà o due mamme e lo fanno crescere bene, ben venga.

Se avessi un figlio con la mia compagna e mi dicessero: «Potrebbe diventare gay!». Io gli direi: «Se è felice...». Se è felice può essere gay, come essere astronauta, come anche benzinaio. Anche perché secondo me l'essere gay non è né una cosa ereditaria né una cosa trasmissibile al tatto.

Vedo delle donne mie amiche che tra di loro hanno dei figli e che sono preoccupate perché i loro figli potrebbero diventare omosessuali. Io gli dico: «Ma che te ne frega! L'hai vissuta bene tu, la vivrà bene anche lui!». Poi comunque, quando lui crescerà e avrà vent'anni, saranno passati vent'anni e anche la mentalità della gente sarà cambiata. Io mi auguro che in futuro, le cose siano diverse, che non mi debba nascondere perché do la mano alla mia compagna. Dato che in Spagna, Olanda e altri paesi siamo messi bene non vedo perché l'Italia non possa esserlo fra vent'anni!

 

Come mi sento a vivere da sola in casa? Sto veramente da Dio. Ho la mia libertà, la mia vita; faccio quello che voglio, non devo rendere conto a nessuno ma perché la vivo come indipendenza nel senso che sono sempre stata una persona indipendente. Per esempio, ti dico: «Usciamo stasera», e se tu mi tiri il pacco, io esco comunque. Ho provato anche a dividere l'appartamento con delle coinquiline e notavo che se una di loro stava per i cavoli suoi, bene, però se intaccava il mio spazio vitale, non andava. Nulla toglie che la convivenza con una ipotetica compagna sarebbe una cosa diversa. Perché comunque se tu vivi con la persona che ami, è normale accettare dei compromessi. Un po' di comprensione, un po' di rispetto, non guasta. Basta non essere assillanti: io non direi mai alla mia compagna: «Dove vai, con chi vai, quando torni!?».

Se sono innamorata di qualcuno rinuncio a parecchie cose della mia vita ma comunque rinuncio con piacere e non darò mai la colpa a qualcuno per avermi fatto rinunciare a qualcosa di questo genere.

 

 

 

 

 

 

 

 

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