.:  LE NOSTRE STORIE  :.

 

LOREDANA

«Per otto anni ho fatto migliaia di chilometri viaggiando per amore, per persone con cui ho condiviso molto nonostante le distanze...»

 

Non amo parlare molto di me in senso intimo, è difficile definire e spiegare me stessa in questo modo. Non amo parlare delle mie esperienze se non a chi sento realmente vicino, ma parlo volentieri di me per ciò che sono ora.

Da piccola vivevo praticamente isolata in una casa in campagna: sono stata educata ad una vita piuttosto selvatica, libera, una vita fantasiosa, molto simile a quella dei maschi. Ero sempre con mio papà in giro a fare mille attività più adatte ad un ragazzino che ad una bambina, stavamo fuori da mattina a sera; quando non c'era lui, andavo in giro da sola e, anche se molto piccola, mi arrampicavo sugli alberi, correvo dietro agli animali che incontravo, mi perdevo nei campi a piedi anche lontana da casa e tornavo la sera stanca, sporca, infangata, con tanti chilometri sulle mie piccole gambe.

Mi sentivo libera, mi sentivo felice e autonoma nel mio piccolo mondo fatto di solitudine, spesso di silenzio nella natura ma anche di mille piccole avventure che mi hanno fatta crescere comunque coraggiosa, un po' intrepida, cosa che porto dietro anche adesso nelle scelte di vita che faccio.

Alla fine sono cresciuta e mi sono trasferita nella "civiltà": quello che avevo vissuto prima me lo sono portata dietro sempre, mentre le mie amichette erano tranquille, giocavano con le loro bambole o stavano a casa a cercare di aiutare la mamma. Io ero e continuavo ad essere una selvatica, una peste: stavo sempre coi maschi e facevo le loro stesse cose. Ero sempre fuori, con qualsiasi tempo. Chiamavo gli amici maschi per fare i nostri giri infiniti in bicicletta, andavo d'estate con loro a fare il bagno sul Tagliamento, costruivamo capanne dove dormivamo la notte, li sfidavo di continuo anche nelle cose più pericolose, come gettarsi dalla bicicletta in corsa sulla strada sterrata, scavalcare il balcone dal tetto per andare a giocare quando ero in castigo. Giocavo a calcio, tennis, pallacanestro, mi sentivo come loro! La mia infanzia me la ricordo ancora: il periodo più bello della mia vita sicuramente, dove potevo essere me stessa senza venir giudicata.

I miei genitori tentavano di tenermi a freno perché ero comunque una femmina, ma per tutta risposta io scappavo, mi ribellavo e facevo di testa mia ma con una determinazione che li lasciava spesso senza parole... alla fine hanno sempre ceduto a questo mio carattere ribelle.

Ero davvero un maschiaccio: anche nei primi anni dell'adolescenza ho continuato a vedere le cose molto sportivamente, un po' come sono i ragazzi; mi piaceva il loro modo di agire di fronte ai problemi, il loro modo di sdrammatizzare... anche se all'epoca ho cominciato ad avere i primi contrasti pure con loro, dal momento che avevo ormai le fattezze fisiche di una donna e quindi loro mi vedevano in modo diverso, un modo che a me dava fastidio e che non concepivo. Tentavo di nascondere tutto sotto enormi maglioni e vestirmi come loro ma non ero una di loro e tanto meno mi piaceva che mi guadassero come una donna.

Nella prima adolescenza non avevo interesse per niente e nessuno, né uomo né donna: avevo le mie passioni, che mi bastavano e mi impegnavano la mente: non capivo come mai a quell'età, mentre io ero felice da sola, molte mie amiche soffrivano per amore, si sfogavano con me delle disavventure con i ragazzi, piangevano, erano sempre tristi. Io, al contrario, mi godevo la vita. Pensavo a cosa servisse mettersi con un ragazzo, e poi avere poco tempo per se stesse e dedicarsi anima e corpo ad una sorta di prigione, dove la donna era sempre quella che doveva sacrificarsi e cedere per i capricci degli uomini... mi rifiutavo di mettermi in questo tipo di situazione.

Ho avuto un rapporto bello ma conflittuale con i ragazzi, essendomi sempre arrangiata e sentita più protettrice che persona da proteggere, senza sapere bene chi ero e cosa volevo dalle relazioni. Non ho mai amato essere l'oggetto del desiderio, piuttosto qualcuno con cui condividere molti aspetti della vita, cosa che continua ancora adesso. Oltre a questo, c'è sempre stata una strana forma di competizione con i maschi, soprattutto in fatto di rapporti con le ragazze. Piano piano, crescendo questo senso di sfida, ho riscoperto anche il mio essere donna, ho cominciato a piacermi un po' di più in quanto tale: ho amato moltissimo i miei capelli lunghi fino al sedere, le mie gonne, le magliette strette piuttosto che i maglioni larghi e i pantaloni con gli anfibi che nascondevano il mio fisico. Ma soprattutto ho riscoperto il piacere di sentirmi vicina alle donne, sia fisicamente che sul piano dell'intesa, della dolcezza, l'empatia, la simpatia, la condivisione delle cose più intime che cominciavo a sentire anche mie, man mano che l'adolescenza passava.

Cominciavo a sentirmi attratta dalle donne, senza capire la forma di questo sentimento: al di là del fisico sentivo una condivisione profonda, soprattutto mentale. Ma ho cercato di non varcare mai quel confine, e probabilmente per questo ho represso molto in me stessa negli anni successivi.

Ho avuto una lunga storia a 20 anni con un ragazzo, l'unico che avesse sensibilità d'animo, forse dovuta ad un problema che aveva. Questa esperienza probabilmente mi ha fatto pensare che la mia attrazione per le donne fosse solo causata dal fatto che non avevo trovato un uomo in grado di darmi ciò che volevo, o forse semplicemente era un fattore di crescita e di pura curiosità. Ad ogni modo, mentre stavo con lui, ho capito veramente la bellezza di un rapporto alla luce del sole: fare le vacanze assieme, il sacrificio, l'impegno... di questo ringrazio la vita che mi ha permesso di fare un'esperienza che mi ha aperto la mente. Con lui ho condiviso molte cose, belle e brutte, i problemi, gli sfoghi, le risate, le paure. Mi ha fatto capire i miei pregi, i miei difetti e dove posso arrivare quando una persona mi sta a cuore. E' stata una ricchezza che non rinnego e che mi ha insegnato tanto, oltre che farmi capire, verso la fine di quel rapporto, che la mia natura, per quanto pensavo non fosse tale, mi avrebbe portata lontano da lui e dagli uomini in generale.

Conclusa la storia con questo ragazzo, ho condiviso una casa e la quotidianità con una donna... etero. Anche a lei devo molto, la apprezzo tantissimo e, se devo essere sincera, rispecchia parecchio ciò che cerco in una donna. Le ho sempre portato il massimo rispetto, proprio per il bene che le ho sempre voluto, anche se a volte vederla piangere e non poterle far sentire il calore di un abbracci, mi faceva male davvero... io credo in questo tipo di sentimenti e di attrazione che va oltre la fisicità. Lei mi ha fatto capire tutto di me ancora una volta e anche di più. Ho ritrovato gioie, dolori e condivisione; andare a ballare insieme, uscire quando più ci piaceva, gli sfoghi, i pianti, la felicità. Mi ha fatto sentire importante, utile soprattutto quando aveva delle difficoltà che insieme abbiamo superato, anche quelle più personali.

Anche se non era coinvolto il lato fisico, mi ha permesso di conoscere la bellezza di un rapporto donna-donna su molti piani, su aspetti direi fondamentali, laddove, in un rapporto con un uomo, sarei stata per forza la metà fragile e mai troppo autonoma, una sorta di gioco di potere. Questa ragazza, insieme a molte altre amiche etero che frequento da anni e alle quali mi sono affezionata, mi ha fatto capire definitivamente chi sono davvero, cosa sento, dove sto bene e con chi.

Amo la femminilità come sensibilità spiccata, dolcezza, tatto, senso di maternità, saggezza, educazione, rispetto, ma anche decisione, fermezza... forse non sarà di tutte le donne, ma sono caratteristiche che amo e che non ho mai condiviso con gli uomini.

Ho scoperto definitivamente il mio totale disinteresse per gli uomini, che alla fine, a parte quell'unica volta, non ho mai avuto. Con l'esperienza sono riuscita a capire me stessa e cosa posso dare. Per otto anni ho fatto migliaia di chilometri viaggiando per amore, sempre per cose e persone che sentivo e che volevo, persone con cui ho condiviso molto nonostante le distanze. Tutto questo dice molto di me.

Nonostante tutto, il mio carattere ribelle si è addolcito con l'età e l'esperienza: ho tolto certe corazze dure che avevo, l'aggressività inutile che ostentavo per protezione ora è diventata giusto distacco, sono diventata una ragazza a cui piace essere donna sia sentimentalmente che nel modo di fare. Ho scoperto la mia femminilità, nonostante i capelli corti e la nostalgia per la mia bella chioma lunga.

Fatto questo percorso sono uscita subito allo scoperto, anche se non dichiarata apertamente a tutti quelli che mi conoscono. Ho voluto far parte dell'Arcilesbica Udine da subito per vedere, conoscere, e chissà trovare qualcuna che possa apprezzarmi e con la quale condividere un rapporto pulito e serio.

Io vengo da un ambiente etero, ho amicizie etero da una vita e sono abituata a fare quello che mi sento: uscire, fare, disfare, senza problemi. Ho notato che tra noi donne ci sono spesso molte paure che invece, per quanto mi riguarda, non ho più o non sento più mie. Io sono abituata ad uscire in due, a invitare le ragazze: fa parte del mio carattere e della bellezza di stare assieme e conoscersi, a prescindere. Ma non per tutte è così.

Pochi mesi fa ho incontrato delle ragazze al Deposito Giordani di Pordenone come me alle quali devo molto, che mi hanno fatta sentire a mio agio e che ogni tanto mi illuminano anche sulle difficoltà che ci sono tra noi donne e che io a volte non capisco ancora appieno. Sono davvero delle belle persone con cui confidarsi e discutere... ma anche con cui darsi ai pazzi divertimenti, alle feste e all'organizzazione di iniziative utili per tutte le altre ragazze. E' come se ci conoscessimo da sempre, si è creato un rapporto di amicizia normale e costruttivo, cosa che sarebbe bello veder crescere anche nelle ragazze che hanno più paura di esprimersi. Non abbiate paura, siamo donne e ci piacciamo così! La mia parola d'ordine è: rispetto verso se stessi e verso gli altri e mai avere paura di ciò che non si conosce, ma che comunque ci attrae.

 

 

 

 

 

 

 

 

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